La  pellicola Verity è ispirata a un romanzo con al centro una scrittrice. Il Verity cinematografico,  diretto da Michael Showalter e sceneggiato da Nick Antosca,  è in effetti ispirato al romanzo omonimo di Colleen Hoover, il suo quinto lavoro e che risale al 2018. La Hoover è la stessa penna da cui è stata tratta la serie televisiva It Ends With Us – Siamo noi a dire basta, adattamento risalente al 2024.

Verity

Verity è quindi, dall’inizio alla fine, un thriller psicologico ed erotico già da quando la protagonista Lowen, sporca di sangue per via di un incidente a cui ha assistito dal vivo, si spoglia rimanendo in reggiseno, in bagno, davanti ad uno sconosciuto che poi si scoprirà essere Jeremy Crawford; si capisce che alla base ci sia una penna tinta di rosa, tanto è vero che in alcune scene sembra di stare all’interno della trilogia Cinquanta sfumature di grigio e i relativi sequel Cinquanta sfumature di nero e Cinquanta sfumature di rosso. La scrittrice poi, interpretata da Anne Hathaway è sempre vestita di rosso.

Durante la visione di Verity ci siamo divertiti a rintracciare i generi cinematografici e/o i temi a cui il film si ispira oltre a quelli del thriller erotico, appena citato. Apriamo, dunque, la nostra ricerca a partire dai film/ thriller con al centro uno scrittore.

Scrittori e misteri

Dopo Shining nel tempo si sono susseguite diverse serie tv e prima ancora sceneggiati tv con al centro scrittori alle prese con delitti e misteri. Un esempio, fra tutti, è la Signora in giallo del 1984 con Angela Lansbury.

Spostandoci, invece, in un racconto dalle tinte diverse, contraddistinto da toni horror e cupi, è il capolavoro di Stanley Kubrick, Shining del 1980 (ispirato al grande romanzo di Stephen King) come anche il più recente Animali notturni del 2016 diretto da Tom Ford.

Parimenti ad Animali notturni, anche in Verity  il vero mistero è dentro la vita privata della scrittrice protagonista, ovvero Verity stessa. Un nome omen come si suol dire, una persona la cui vita è difficile da decifrare, dove la verità è complicata da trovare. Per alcuni tratti sembra quasi di stare all’interno di un “gioco”, con questo lungometraggio. Si entra e si esce spesso dall’immaginazione o dalla realtà delle due scrittrici, rispettivamente di Verity e di Lowen, senza che lo spettatore se ne accorga.

Pazzia e scrittura

Verity

Altro filone interessante, cui il Verity al cinema si ispira molto, è il rapporto tra pazzia e scrittura. La storia per immagini è infatti contraddistinta da diversi elementi per cui possiamo considerare che il lungometraggio in questione rientri senza dubbio in una categorizzazione di questo tipo: quello delle storie, dei film in cui lo scrittore/ la scrittrice protagonista diventa pazzo/pazza.

Verity infatti è costellato da diversi tratti stranianti, che hanno a che fare con la follia oltre che col sangue (la protagonista, quando bacia morde anche, per esempio). Scene quasi vampiresche, da far impallidire Dracula. A fare da sfondo, poi, ci sono sempre le tipiche atmosfere cupe e luoghi isolati che ogni horror/thriller di maniera richiede.

Rapporto con il sangue e psicanalisi

Verity ha tantissimi richiami simbolici come quello al sangue: il film  inizia infatti con una persona investita e una scena splatter molto forte, forse esagerata. Possiamo poi facilmente rintracciare alcuni elementi fortemente legati alla psicanalisi nel film: dalla manipolazione alle diverse apparizioni allucinogene.

Altri riferimenti e citazioni

Altro riferimento forte che abbiamo ritrovato è l’immobilismo forzato fisico di un “narratore della realtà” che non può più dedicarsi al suo lavoro quotidiano e alla sua passione come capita al fotoreporter con la gamba ingessata ne La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock.

Una pellicola a cui il film pare ispirarsi è anche Anatomia di una caduta (Anatomie d’une chute), diretto da Justine Triet, vincitore della Palma d’oro a Cannes e del Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. A questa equazione aggiungiamo anche Pura formalità di Giuseppe Tornatore del 1994, interpretato da Gérard Depardieu e Roman Polański.

Insomma, ci troviamo di fronte a un film pieno di riferimenti e citazioni che non lascia indifferenti e che ci fa dire, come la scrittrice Verity all’inizio del film, che la sua vita e in questo caso il cinema, è stato pieno di miracoli! E’ vero, non possiamo che essere grati a tutto il cinema e alla letteratura che ci ha preceduto, per quello che possiamo realizzare e scrivere oggigiorno. E’ proprio così, tanti piccoli miracoli, frutto della creatività e dell’immaginazione dell’uomo!

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