Non servono sondaggi di settore né complesse analisi di mercato per capire chi sia il Re incoronato degli adattamenti cinematografici tratti dalle opere di Stephen King, anche se la concorrenza, negli anni, è stata a dir poco spietata. A fare il nome definitivo ci ha pensato lo stesso maestro del brivido dal proprio profilo su X. Un’investitura d’eccezione, quella rivolta a Mike Flanagan, giunta in coincidenza con l’arrivo su Prime Video della sua nuova rilettura seriale di Carrie e accompagnata da una velata promessa che fa già sognare i lettori: il sodalizio tra i due ha ancora parecchie sorprese da riservare per il futuro.
In cinquant’anni di glorioso e altalenante rapporto tra le pagine di Stephen King e la macchina da presa hollywoodiana, la lista dei cineasti di culto crollati di fronte alla complessità dei suoi testi è lunghissima. Da maestri assoluti del calibro di Brian De Palma e Stanley Kubrick fino alle acclamate deviazioni drammatiche da Oscar firmate da Rob Reiner e Frank Darabont, nessuno era mai riuscito a conquistare una stima così totale e incondizionata da parte dell’autore originale.
Dall’impresa impossibile fino a Carrie
A decretare il successo della coppia è stata l’abilità quasi chirurgica di Flanagan nel tradurre in immagini un lavoro di Stephen King che, fino a pochi anni fa, veniva etichettato come del tutto infilmabile. Con Il gioco di Gerald, il cineasta ha dimostrato che un romanzo ambientato quasi interamente all’interno della mente di una donna immobilizzata poteva trasformarsi in un incubo claustrofobico da brividi.

In Doctor Sleep, altro capolavoro di Stephen King, la regia di Flanagan ha saputo, invece, raccogliere la titanica eredità di Kubrick ed Ewan McGregor, fondendo la sensibilità del romanzo con il mito cinematografico. Il regista è riuscito anche a cogliere la poetica segreta di The Life of Chuck, lavoro del 2024 con Tom Hiddleston.
Negli ultimi giorni si è parlato molto di Carrie, con la giovane Summer H. Howell. La serie si sviluppa in otto episodi proprio per dare respiro a ogni singolo dettaglio del lavoro di Stephen King trascurato dalle precedenti versioni per il grande schermo.
Un futuro ancora tutto da scrivere tra pagina e schermo
L’aspetto più affascinante di questo incontro artistico risiede nell’estremo rispetto con cui il regista approccia la materia prima. Laddove altri cineasti hanno spesso snaturato le storie di Stephen King, portando la loro visione in quelle storie per imporre la propria firma, Flanagan preferisce scavare sotto la superficie del terrore puro, concentrandosi sul dolore, sulle fragilità umane e sul senso di solitudine dei protagonisti, pur mantenendo l’impronta originale dei racconti cartacei.
Mentre gli spettatori di tutto il mondo iniziano a esplorare il nuovo adattamento di Carrie, la sensazione generale è che l’intesa tra lo scrittore e il filmmaker sia soltanto all’inizio del suo capitolo più importante. Sapere che Stephen King e Mike Flanagan starebbero già ponendo le basi per un nuovo e imminente progetto ci parla di un pubblico, quello contemporaneo, ancora piuttosto affamato di storie d’orrore, provenienti anche dal passato più classico in questo senso.
Non è un mistero per gli appassionati del genere che il vero banco di prova di questa collaborazione sia rappresentato dall’imponente progetto di adattare La Torre Nera. La saga magnum opus di King, considerata per decenni una vetta inespugnabile per chiunque tentasse di portarla su schermo, ha finalmente trovato in Flanagan, forse, un autore capace di comprenderne la complessa struttura mitologica. Se le indiscrezioni sui futuri progetti della coppia dovessero trovare conferma proprio in questo epico viaggio tra i mondi, assisteremmo alla consacrazione definitiva di un connubio artistico destinato a segnare la storia della narrazione fantastica e orrorifica contemporanea.
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