The Social Reckoning: il metodo estremo di Jeremy Strong sul set 

The Social Reckoning

La lavorazione di The Social Reckoning, attesissimo seguito del cult cinematografico del 2010 The Social Network, si arricchisce di retroscena che sembrano confermare una certa radicalità nel suo nuovo protagonista. Subentrato a Jesse Eisenberg nel ruolo di Mark Zuckerberg, Jeremy Strong ha adottato sul set un approccio immersivo al limite dell’isolamento, calandosi nei panni del fondatore di Facebook con un rigore tale da, almeno così viene riportato, non uscire praticamente quasi mai dai suoi panni. A svelare i dettagli di questa metamorfosi è stato lo stesso sceneggiatore e regista Aaron Sorkin nel corso di un’articolata intervista rilasciata al New York Times. Ve la riportiamo via THR.

La “distanza sociale” impostata dal regista

Sorkin ha raccontato con dovizia di dettagli la condotta del protagonista di The Social Reckoning, celebre per l’adesione viscerale al Metodo che già ne aveva contraddistinto la prova in Succession e The Apprentice. Stando alle parole del regista, pare che Strong arrivasse sul set con una preparazione attenta al dettaglio, completata mesi prima dell’inizio delle riprese, rifiutandosi categoricamente di uscire dal personaggio tra una riga di dialogo e l’altra e quindi adottandone modi e punti di vista pure fra una ripresa e l’altra di The Social Reckoning.

The Social Reckoning

“Jeremy svolge una mole enorme di lavoro in autonomia prima ancora di mettere piede sul set”, ha spiegato Sorkin. “Durante la lavorazione non utilizzava il suo tono di voce naturale né camminava come fa abitualmente. Ho dovuto avvisare preventivamente gli altri membri del cast: ho detto loro chiaramente che Jeremy non si sarebbe seduto al tavolo del catering a scherzare con la troupe e che, con ogni probabilità, non avrebbe neppure rivolto loro la parola. Li avrebbe trattati esattamente come immagina che Mark Zuckerberg tratti le persone che lo circondano nel mondo reale”.

Sembra proprio che l’avvertimento del regista di The Social Reckoning si sia rivelato profetico: “È andata esattamente in questo modo”, ha detto Sorkin, “ma di fronte ai risultati ottenuti davanti alla macchina da presa è impossibile muovere qualsiasi obiezione”.

Un sequel

The Social Reckoning, che vede nel cast anche interpreti del calibro di Jeremy Allen White e Mikey Madison, in vista dell’uscita nelle sale prevista per l’8 ottobre 2026, sposta il focus narrativo sugli eventi del 2021. La trama si concentra infatti sulla clamorosa fuga di notizie orchestrata attraverso una mole di documenti interni e sulla storica inchiesta giornalistica del Wall Street Journal, nota come “The Facebook Files”, destinata a scuotere dalle fondamenta il colosso della Silicon Valley.

La responsabilità di ritrarre un personaggio pubblico ancora nel pieno del proprio potere economico e politico è stata avvertita con forza dallo stesso Strong, che ha rivelato, durante una conversazione con la rivista GQ, di aver persino contattato direttamente Zuckerberg via e-mail prima delle riprese: “Probabilmente farò venire un aneurisma ai vertici della Sony per averlo fatto, ma gli ho scritto per chiarirgli che prendo questo incarico con estrema serietà. Volevo rassicurarlo sull’accuratezza e sul rispetto con cui mi sto avvicinando alla sua figura”.

Classiche dinamiche da set

L’intransigente condotta professionale adottata da Jeremy Strong sul set di The Social Reckoning genera uno spunto di analisi curioso sulla complessa evoluzione del mimetismo attoriale di una persona che sta ovviamente portando sul grande schermo un personaggio affascinante ma anche oscuro.

The Social Reckoning

Da una prospettiva strettamente artistica, la scelta di applicare un distacco interpersonale per evocare la presunta impenetrabilità emotiva di Mark Zuckerberg è uno strumento di ricerca drammaturgica interessante, ma anche complesso: calarsi nell’isolamento sociale di un leader tecnologico potrebbe consentire all’interprete di restituire quella specifica patina di freddezza e pragmatismo che la cronaca ha frequentemente associato ai vertici di Meta, lavorando al meglio sul protagonista di The Social Reckoning… si spera.

Al contempo, nella necessità avvertita da Aaron Sorkin di dover mediare tra l’approccio totalizzante del suo protagonista e la vivibilità del set, ci si potrebbero leggere le più classiche tensioni metodologiche tipiche delle grandi produzioni di Hollywood. Nulla di nuovo, ma sarebbe intrigante vedere cosa nasconde la “patina” di The Social Reckoning.

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