Monster: La Storia di Lizzie Borden, cosa c’è di vero e di falso nella serie tv Netflix?

Monster: La Storia di Lizzie Borden

Attenzione: l’approfondimento contiene spoiler su Monster: La Storia di Lizzie Borden. Dopo Jeffrey Dahmer, i fratelli Menendez ed Ed Gein, l’antologia Monster dedica la sua quarta stagione a una delle figure più controverse della cronaca americana: Lizzie Borden, la donna accusata di aver ucciso il padre e la matrigna a colpi d’accetta nel 1892.

Disponibile su Netflix dal 17 settembre 2026, Monster: La storia di Lizzie Borden è interpretata da Ella Beatty. Nel cast troviamo anche Vicky Krieps nel ruolo della domestica Bridget Sullivan, Charlie Hunnam in quello di Andrew Borden, Rebecca Hall come Abby Borden e Billie Lourd nei panni di Emma, la sorella maggiore di Lizzie.

La serie di Ryan Murphy e Ian Brennan parte da un vero caso di cronaca, ma costruisce intorno ai fatti documentati una storia fortemente romanzata. Netflix presenta Lizzie come una donna oppressa, coinvolta in una relazione clandestina e spinta alla violenza dagli abusi e dalle umiliazioni subite all’interno della propria casa.

Ma quanto c’è di vero?

Dal numero dei colpi alla presunta relazione con Bridget, passando per l’omicidio di Bertha Manchester e il collegamento con Aileen Wuornos, mettiamo a confronto la serie con ciò che sappiamo realmente del caso.

Monster: La Storia di Lizzie Borden, ecco cosa c’è di vero

1. Lizzie Borden uccise suo padre e sua madre: FALSO, o almeno non dimostrato

Lizzie Borden

Le vittime furono Andrew Borden, padre di Lizzie, e Abby Durfee Gray Borden, la matrigna di Lizzie Borden. La madre biologica di Lizzie, Sarah Anthony Morse, era morta nel 1863, quando Lizzie aveva meno di tre anni. Soprattutto, non è mai stato dimostrato che Lizzie fosse l’assassina. La donna venne processata per entrambi gli omicidi, ma il 20 giugno 1893 fu dichiarata non colpevole.

Nessun’altra persona venne successivamente incriminata per il duplice delitto. Dal punto di vista giudiziario, gli omicidi di Andrew e Abby Borden restano quindi irrisolti. Questo non significa che Lizzie sia stata formalmente dichiarata “innocente”: il verdetto stabilì che l’accusa non aveva dimostrato la sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.

2. Lizzie colpì la matrigna 40 volte e il padre 41: FALSO

Lizzie Borden

È quanto afferma la celebre filastrocca americana, che sentiamo anche in Monster: La Storia di Lizzie Borden.

“Lizzie Borden prese un’accetta
e colpì sua madre quaranta volte.
Quando vide ciò che aveva fatto,
colpì suo padre quarantuno volte.”

La filastrocca ha contribuito enormemente alla leggenda di Lizzie, ma non descrive correttamente la scena del crimine. Secondo gli esami effettuati sui corpi, Abby Borden ricevette circa 19 colpi, mentre Andrew venne colpito 10 o 11 volte. I numeri possono variare leggermente nelle ricostruzioni perché alcune ferite potrebbero essere state prodotte dallo stesso movimento dell’arma.

La filastrocca trasforma inoltre Abby nella “madre” di Lizzie e presenta la responsabilità della donna come una certezza, nonostante l’assoluzione.

VERDETTO: FALSO.

3. Gli omicidi furono commessi con una grande ascia: NON ESATTAMENTE

Lizzie Borden

Le vittime vennero colpite alla testa con un’arma affilata, ma non è mai stato possibile identificare definitivamente l’oggetto utilizzato. Durante le indagini venne ritrovata in cantina la testa di una piccola accetta con il manico spezzato. L’accusa sostenne che potesse trattarsi dell’arma del delitto e che il manico fosse stato rimosso perché sporco di sangue.

Le prove, però, non furono sufficienti per stabilire con certezza che quell’oggetto fosse stato usato per uccidere Andrew e Abby. La grande ascia entrata nell’immaginario popolare è quindi una semplificazione. Sarebbe più corretto parlare di una piccola accetta o di uno strumento simile, mai identificato con assoluta certezza.

VERDETTO: PARZIALMENTE FALSO.

4. Lizzie e Bridget Sullivan erano le uniche persone presenti nella casa: VERO

Lizzie Borden

La mattina del 4 agosto 1892, al momento degli omicidi, nella casa dei Borden si trovavano Lizzie e la domestica Bridget Sullivan, soprannominata Maggie. Emma Borden era fuori città. Lo zio John Morse, che aveva trascorso la notte nella casa, era uscito durante la mattinata. Andrew tornò successivamente da alcuni impegni, mentre Abby si trovava già morta nella camera degli ospiti al piano superiore.

Bridget dichiarò di aver lavato le finestre e di essere poi salita nella propria stanza in soffitta per riposarsi. Lizzie sostenne invece di essere andata nel fienile e di essere rimasta fuori dalla casa per circa venti o trenta minuti. Poco dopo, Lizzie Borden chiamò Bridget dicendole che Andrew era stato ucciso. La presenza delle due donne nell’edificio è reale. Questo, tuttavia, non dimostra che entrambe fossero coinvolte negli omicidi, così come specificato anche in Monster: La Storia di Lizzie Borden.

VERDETTO: VERO.

5. Lizzie Borden e Bridget erano amanti: FALSO

La relazione sessuale e sentimentale fra Lizzie e Bridget è uno degli elementi principali della serie Netflix, ma non esistono documenti storici che dimostrino che le due donne fossero amanti. Non sono state trovate lettere, diari o testimonianze attendibili capaci di confermare una relazione clandestina.

L’ipotesi non nasce con Monster: La Storia di Lizzie Borden. È stata utilizzata in precedenti romanzi, film e opere teatrali per attribuire a Lizzie un movente e costruire un legame fra le due donne che si trovavano nella casa. È possibile discutere della sessualità di Lizzie Borden, sulla quale non possediamo informazioni definitive, ma presentare la relazione con Bridget come un avvenimento realmente documentato sarebbe scorretto.

VERDETTO: FALSO.

6. Bridget aiutò Lizzie a organizzare gli omicidi: FALSO

Monster: La Storia di Lizzie Borden

In Monster: La Storia di Lizzie Borden, Lizzie e Bridget pianificano insieme l’uccisione di Andrew e Abby. La ricostruzione non è sostenuta dalle prove storiche. Bridget venne interrogata dalla polizia e testimoniò durante il processo, fornendo una ricostruzione generalmente considerata coerente dei propri spostamenti.

Non venne formalmente accusata di aver partecipato agli omicidi. Non esistono prove che abbia aiutato Lizzie a organizzare il delitto, a nascondere l’arma o a eliminare abiti sporchi di sangue. La possibilità che sapesse qualcosa più di quanto raccontato continua ad alimentare alcune teorie, ma rimane una supposizione.

VERDETTO: FALSO.

7. Andrew Borden lavorava nel settore dei mobili e delle bare: VERO, ma la serie esagera

Andrew Borden lavorò realmente con William Almy nel settore della produzione e vendita di mobili e bare. Un annuncio pubblicato nel 1859 documentava la vendita di casse funerarie, bare e mobili. In seguito, Andrew costruì la propria ricchezza attraverso investimenti immobiliari, attività bancarie e altre operazioni commerciali.

Monster: La Storia di Lizzie Borden trasforma però questo elemento biografico in una rappresentazione grottesca: Andrew viene mostrato mentre mutila i cadaveri per inserirli in bare più economiche. Non esistono prove che abbia mai tagliato le gambe dei defunti o compiuto azioni simili.

VERDETTO: VERO per la sua attività commerciale, FALSO per le scene più macabre.

8. Andrew uccise i piccioni di Lizzie: PARZIALMENTE VERO

Monster: La Storia di Lizzie Borden

Andrew Borden uccise realmente alcuni piccioni presenti nel fienile, perché temeva che attirassero ladri oppure diffondessero malattie. La serie utilizza l’episodio per mostrare la crudeltà della matrigna, Abby, ed e aumentare il desiderio di vendetta di Lizzie. Viene inoltre attribuito un forte valore sentimentale al rapporto tra la donna e gli animali.

Non possediamo però prove certe che Lizzie considerasse quei piccioni i propri animali domestici o che la loro morte l’avesse sconvolta al punto mostrato sullo schermo. L’uccisione degli animali è documentata; il significato emotivo che la serie le attribuisce è invece una scelta narrativa.

VERDETTO: PARZIALMENTE VERO.

9. Lizzie subiva abusi sessuali dal padre: NON DIMOSTRATO

Monster: La Storia di Lizzie Borden

Monster: La Storia di Lizzie Borden inserisce la violenza familiare fra le ragioni che avrebbero spinto Lizzie a ribellarsi e a uccidere. Nella realtà non esistono prove affidabili che Andrew abbia abusato sessualmente di sua figlia. Non sono emerse confessioni, lettere o testimonianze dirette capaci di dimostrare un rapporto incestuoso.

L’ipotesi dell’abuso è comparsa in alcune interpretazioni moderne del caso, nel tentativo di trovare un movente proporzionato alla brutalità degli omicidi. Rimane però una teoria, non un fatto accertato. Esistevano tensioni familiari, soprattutto legate al denaro, alle proprietà e al rapporto fra le sorelle e la matrigna. Questo non basta, però, a confermare gli abusi rappresentati nella serie.

VERDETTO: NON DIMOSTRATO.

10. Lizzie tentò di acquistare del veleno prima degli omicidi: VERO, ma la prova venne esclusa

Il giorno precedente agli omicidi, Lizzie avrebbe cercato di acquistare in farmacia dell’acido prussico, cioè cianuro d’idrogeno. Secondo il farmacista, la donna disse di voler utilizzare la sostanza per pulire una pelliccia. La vendita venne rifiutata perché il prodotto era estremamente pericoloso.

La testimonianza non venne però ammessa durante il processo. Il giudice ritenne che l’episodio non fosse sufficientemente collegato agli omicidi, avvenuti con un’arma da taglio e non attraverso un avvelenamento. Il tentativo di acquisto viene spesso considerato un elemento sospetto, ma non dimostra che Lizzie stesse progettando di uccidere qualcuno.

VERDETTO: VERO, con precisazioni.

11. Lizzie bruciò un vestito dopo gli omicidi: VERO

Monster: La Storia di Lizzie Borden

Alcuni giorni dopo il duplice omicidio, Lizzie venne vista mentre bruciava un vestito nella stufa della cucina. La donna spiegò che l’abito era ormai inutilizzabile perché macchiato di vernice. Emma confermò di aver parlato con la sorella della possibilità di distruggerlo.

Per l’accusa, invece, Lizzie poteva aver eliminato un indumento sporco di sangue. Non venne tuttavia dimostrato che quello fosse il vestito indossato dall’assassino o che contenesse tracce riconducibili al delitto. L’episodio è realmente avvenuto, ma il suo significato rimane incerto.

VERDETTO: VERO.

12. Lizzie uccise anche Bertha Manchester: FALSO

Monster: La Storia di Lizzie Borden

Bertha Manchester è realmente esistita e fu veramente uccisa a colpi d’accetta. Il suo omicidio avvenne il 30 maggio 1893, circa dieci mesi dopo la morte dei coniugi Borden e pochi giorni prima dell’inizio del processo di Lizzie.

La serie trasforma Bertha in una conoscente della famiglia e mostra Lizzie e Bridget mentre utilizzano il suo omicidio come una sorta di prova generale. Non esiste alcuna prova che le due donne fossero responsabili della morte di Bertha. Del delitto venne accusato José Correa de Mello, un lavoratore che aveva avuto una disputa economica con il padre della vittima e che successivamente venne condannato.

L’omicidio Manchester attirò realmente l’attenzione per le somiglianze con il caso Borden, ma Lizzie non venne collegata alle indagini, questa è stata un aggiunto di Monster: La Storia di Lizzie Borden.

VERDETTO: FALSO.

13. Nance O’Neil aiutò Lizzie durante il processo: FALSO

Monster la storia di lizzie borden

Nance O’Neil fu una vera attrice teatrale e conobbe realmente Lizzie Borden. La cronologia mostrata dalla serie è però sbagliata. Netflix fa incontrare le due donne prima del processo e mostra Nance mentre insegna a Lizzie come comportarsi davanti ai giudici e alla giuria.

Nella realtà, Lizzie conobbe probabilmente l’attrice intorno al 1904, più di dieci anni dopo la propria assoluzione. Fra le due nacque un’amicizia molto stretta, ma non esistono prove definitive che fosse una relazione sentimentale. La loro vicinanza potrebbe aver contribuito alla rottura fra Lizzie ed Emma. Quest’ultima non approvava le feste organizzate a Maplecroft e la frequentazione del mondo teatrale, considerato scandaloso da una parte della società dell’epoca.

VERDETTO: FALSO per gli eventi legati al processo; VERA la successiva amicizia.

14. Emma difese Lizzie durante il processo: VERO

Monster la storia di lizzie borden

Emma Borden rimase accanto alla sorella durante le indagini e il processo. Testimoniò in sua difesa e contribuì alle spese legali. Dopo l’assoluzione, le due sorelle acquistarono una casa più prestigiosa a Fall River, chiamata Maplecroft, utilizzando l’eredità paterna.

Vissero insieme per più di dieci anni. Il rapporto si deteriorò soltanto successivamente e, nel 1905, Emma lasciò definitivamente la casa. La serie drammatizza il conflitto introducendo accuse e scontri per i quali non esistono conferme storiche. È vero, tuttavia, che le due donne si separarono e non si riconciliarono più. Morirono entrambe nel 1927, a pochi giorni di distanza.

VERDETTO: VERO, ma con diverse modifiche narrative.

15. Durante il processo furono mostrate le teste delle vittime: VERO

Monster la storia di lizzie borden

Dopo l’autopsia, le teste di Andrew e Abby vennero rimosse e i loro crani furono utilizzati come prove durante il processo. Quando vennero mostrati in aula, Lizzie ebbe un malore e svenne. La scena rappresentata nella serie deriva quindi da uno degli episodi più macabri realmente avvenuti durante il procedimento.

I crani servirono agli esperti per illustrare la direzione e la violenza dei colpi.

VERDETTO: VERO.

16. La giuria assolse Lizzie rapidamente: VERO

Il processo iniziò il 5 giugno 1893 e attirò un’enorme attenzione da parte della stampa. La giuria, composta esclusivamente da uomini, impiegò circa un’ora e mezza per dichiarare Lizzie non colpevole. Secondo alcune ricostruzioni, i giurati raggiunsero la decisione ancora più velocemente, ma attesero prima di rientrare in aula.

L’accusa aveva soprattutto prove circostanziali. Non era stata trovata un’arma certamente riconducibile agli omicidi, né un vestito macchiato di sangue. Anche alcune dichiarazioni potenzialmente dannose per Lizzie vennero escluse dal processo.

Il genere e la posizione sociale dell’imputata potrebbero aver influenzato il verdetto: per molti uomini dell’epoca era difficile immaginare che una donna bianca, religiosa e appartenente a una famiglia benestante potesse compiere un delitto tanto brutale.

VERDETTO: VERO.

17. Aileen Wuornos era ossessionata da Lizzie Borden: FALSO

Monster la storia di lizzie borden

Aileen Wuornos, interpretata nella serie da Sarah Paulson, fu una vera serial killer americana. Confessò di aver ucciso sette uomini fra il 1989 e il 1990 e venne giustiziata nel 2002. I suoi crimini avvennero quindi quasi un secolo dopo quelli della famiglia Borden.

In Monster: La Storia di Lizzie Borden, Wuornos considera Lizzie un simbolo e una fonte d’ispirazione. Non esistono però testimonianze o documenti che dimostrino una sua particolare ossessione per il caso. Il collegamento è stato creato dagli autori per parlare della “rabbia femminile” e confrontare due donne giudicate in maniera molto diversa dalla società. Anche l’incontro ultraterreno fra Lizzie e Aileen appartiene completamente alla finzione.

VERDETTO: FALSO.

18. Il caso è ancora ufficialmente irrisolto: VERO

Monster la storia di lizzie borden

Lizzie fu l’unica persona portata a processo per gli omicidi di Andrew e Abby Borden, ma venne assolta. Altri individui furono interrogati o indicati come possibili sospetti. Fra questi troviamo Bridget Sullivan, lo zio John Morse e alcuni sconosciuti presumibilmente avvistati nella zona. Nessuna pista portò però a una nuova incriminazione.

A più di 130 anni dai fatti non sappiamo con certezza chi abbia ucciso i coniugi Borden. Le prove disponibili possono essere interpretate in modi diversi: alcuni studiosi ritengono Lizzie la responsabile più plausibile, mentre altri sottolineano le carenze investigative e l’impossibilità di dimostrarne la colpevolezza.

VERDETTO: VERO.

Monster racconta la storia reale di Lizzie Borden?

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Monster: La storia di Lizzie Borden non deve essere considerata una ricostruzione storica fedele. La serie utilizza persone ed eventi realmente esistiti, ma modifica profondamente rapporti, motivazioni e cronologia. La relazione con Bridget, il coinvolgimento nell’omicidio di Bertha Manchester, gli incontri con Nance O’Neil prima del processo e il collegamento con Aileen Wuornos sono invenzioni o teorie prive di conferme.

Anche la rappresentazione di Andrew e Abby viene costruita per sostenere l’interpretazione scelta dagli autori: Lizzie non è semplicemente una possibile assassina, ma una donna imprigionata in una famiglia violenta e spinta a ribellarsi. Il problema è che gli abusi utilizzati per spiegare o giustificare le sue azioni non sono documentati. La serie parte quindi dalla convinzione che Lizzie sia colpevole e crea intorno a questa scelta una personalità e un movente compatibili con il racconto.

Monster: La Storia di Lizzie Borden

La vera Lizzie Borden rimane molto più difficile da interpretare. Fu una donna assolta da un tribunale, ma condannata dall’opinione pubblica e trasformata in una figura quasi mitologica. Proprio l’assenza di una soluzione definitiva ha permesso a ogni generazione di costruire una nuova Lizzie: vittima, assassina, ribelle, ereditiera, amante clandestina o simbolo della rabbia femminile.

La versione in Monster: La Storia di Lizzie Borden è soltanto l’ultima di queste interpretazioni. Affascinante come racconto televisivo, ma molto distante da una ricostruzione completa e imparziale dei fatti.

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