The Last of Us finisce qui? In casa Naughty Dog i canti del cigno non sono mai davvero definitivi, o almeno così continuano disperatamente a sperare i fan. Dopo anni di indiscrezioni smentite, mezze verità e teorie dei fan, uno degli universi post-apocalittici più celebrati del mondo videoludico sta per allargare i propri confini.
Durante le recenti celebrazioni del The Last of Us Day, il co-presidente dello studio Neil Druckmann ha confermato che due nuovi progetti sono attualmente nelle prime fasi di sviluppo, con l’obiettivo dichiarato di espandere l’universo narrativo oltre gli eventi della Part I e della Part II. Il fatto che siano due potrebbe in qualche modo anticipare la loro natura “più leggera”?
Nuove storie in cantiere
Nonostante l’entusiasmo della community, Druckmann ha preferito non sbilanciarsi sulla natura precisa di queste opere nell’universo narrativo di The Last of Us, evitando di confermare se tra di esse figuri l’attesissima Part III. Tuttavia, le voci di corridoio si rincorrono da tempo. Da un lato si parla con insistenza di uno spin-off prequel incentrato sulle origini dei fratelli Joel e Tommy, molto prima del loro storico incontro con Ellie. Dall’altro, gli insider del settore continuano a sostenere che un terzo capitolo principale sia già in fase di progettazione, senza nessun tipo di conferma ufficiale.

A riprova di quest’ultima ipotesi, alcune soffiate diffuse dal noto insider Daniel Richtman hanno anticipato dettagli su un presunto casting in corso per una nuova storia legata a The Last of Us. La trama ruoterebbe attorno a un gruppo di cinque sopravvissuti insediati all’interno di una casa vittoriana ai margini di una città devastata.
L’approccio di Naughty Dog
In base a quanto riportato da ComicBook Movie, sembra che la prudenza di Druckmann risponda a una filosofia di lavoro ben precisa. Lo sviluppatore ha ricordato più volte come Sony garantisca allo studio piena libertà creativa e finanziaria, senza costringere il team a produrre un seguito a tutti i costi. La condizione imprescindibile resta la presenza di un’idea forte, sorretta da un messaggio universale capace di esplorare le sfaccettature dell’animo umano con la stessa potenza emotiva dei capitoli precedenti. Senza questo elemento fondamentale, lo studio ritiene la saga già completa così com’è.
Una scelta del genere, da parte di Druckmann, verso un’eventuale espansione di The Last of Us anticipa una sorta di consapevolezza matura personale nei confronti dell’industria dei videogiochi attuale. In un mercato spesso dominato dalla necessità di sfruttare ogni franchise fino all’esaurimento attraverso reboot e sequel affrettati connessi all’ipotesi di un guadagno facile e veloce sull’amore e nostalgia dei fan, la scelta di proseguire solo in presenza di un’idea davvero significativa segna un profondo rispetto verso l’opera originale e la sua comunità di giocatori.

L’universo narrativo plasmato da Naughty Dog con The Last of Us ha dimostrato di sapersi muovere su livelli drammatici complessi, trattando temi come la perdita, l’odio e la redenzione senza mai cedere a facili scorciatoie commerciali. I suoi momenti più forti e iconici sono presto entrati nell’immaginario culturale delle attuali generazioni, spingendo pure verso l’esperimento seriale sul piccolo schermo.
Che i nuovi progetti in sviluppo si concretizzino in una Part III incentrata sul percorso di riconciliazione di Ellie, in uno spin-off sulle origini della pandemia o in storie del tutto inedite con nuovi protagonisti, l’interesse attorno a The Last of Us resta altissimo. Il futuro di questo franchise videoludico e televisivo resta appeso alle sensazioni di coloro che gli hanno dato forma. Voler lasciare spazio al peso di una storia così importante per tantissimi appassionati è fondamentale se non si vogliono tradire le loro aspettative in merito.
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