Sono passati tantissimi anni dal debutto di Io sono leggenda, blockbuster che incassò oltre 585 milioni di dollari in tutto il mondo. Siamo cambiati noi, così come è cambiato il mondo del cinema a tutto tondo. Il cammino verso un eventuale sequel di questo lungometraggio, però, pur se accolto all’epoca dei primi suggerimenti in questo senso con interesse, continua a rivelarsi tortuoso quanto la sopravvivenza di Robert Neville in una New York desolata. Lo sceneggiatore e produttore Akiva Goldsman è tornato a fare il punto su Io sono leggenda 2, rivelando che il progetto, destinato a riunire sullo schermo Will Smith e Michael B. Jordan, è tutt’altro che morto per lui, ma parrebbe essere rimasto incastrato in un complesso development hell.
La resurrezione di Robert Neville e la svolta del finale alternativo
Il primo grande interrogativo dei fan riguarda la sorte del protagonista di Io sono leggenda che, spoiler alert, si sacrificò nell’epilogo cinematografico del 2007. L’intento della produzione sembrerebbe, almeno in base a quanto riportato da ComicBook, quello di scavalcare quella conclusione ufficiale per ripartire dal finale alternativo distribuito nelle edizioni home video di Io sono leggenda, in cui il dottor Neville sopravvive dopo aver compreso la reale natura emotiva e sociale delle creature infette.

Non è la morte del personaggio a bloccare i lavori. Durante la promozione di Amori & Incantesimi 2, sempre via ComicBook, Goldsman ha confessato di essersi imbattuto in “una serie di ostacoli imprevisti”, ribadendo tuttavia la propria determinazione a portare a termine l’opera: “Stiamo facendo tutto il possibile per riuscire a realizzarlo”. Un’odissea che sembra riflettere la travagliata storia dello stesso capostipite, che prima di arrivare in sala con la regia di Francis Lawrence visse un decennio di tentativi falliti, compresi i progetti sfumati negli anni ’90 con Arnold Schwarzenegger, Ridley Scott o Michael Bay.
Ci serve davvero un sequel di Io sono leggenda?
L’intricata gestazione di Io sono leggenda 2 si proietta sullo scenario cinematografico contemporaneo come una complessa allegoria delle dinamiche che regolano l’industria del blockbuster moderno. Da una prospettiva analitica, la decisione di ripartire dal finale alternativo distribuito nel circuito home video disegna un’operazione di notevole interesse narrativo: eludendo la rigida perentorietà del montaggio cinematografico originale, la produzione vuole spostarsi senza dare troppo peso a quanto pubblicato in precedenza.
Un’elasticità del genere tramuta un contenuto extra in quello che potrebbe essere un nuovo punto di partenza canonico per riscoprire la dimensione umana e filosofica di Io sono leggenda. Al contempo, il definitivo consolidamento del valore commerciale di Will Smith, riaffermato dai consistenti riscontri di botteghino registrati dalle sue più recenti interpretazioni, unito alla presenza strategica di Michael B. Jordan, potrebbe delineare un’operazione produttiva dal rilevante potenziale d’impatto sul panorama dell’intrattenimento globale.

Tuttavia, il prolungato stallo all’interno del cosiddetto development hell e la prudenza manifestata dai vertici societari sollevano interrogativi non trascurabili sulla reale opportunità di riesumare un marchio a distanza di quasi due decenni come quello di Io sono leggenda.
L’esigenza di far quadrare complesse equazioni finanziarie, in un contesto di continui riassetti industriali e cauto ridimensionamento degli investimenti ad alto rischio, rischia di diluire quella spinta creativa che rese il capitolo precedente un fenomeno di costume. Rimane dunque irrisolto il dilemma se questo atteso ritorno saprà fondarsi su un’effettiva urgenza drammaturgica e concettuale, o se finirà per rivelarsi un formidabile esercizio di ingegneria finanziaria destinato a misurarsi con il ricordo, forse insuperabile, del suo predecessore.
E i fan di Io sono leggenda che ne pensano? Lo vogliono sul serio un sequel? Gli sta bene la scelta di rendere canonico il finale alternativo della pellicola precedente? La convinzione di portare a compimento la gestazione di un lungometraggio come questo trova una sua raison d’être creativa o si tratta solamente di accanimento terapeutico?
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