Il Bacio della donna ragno ha avuto una storia di adattamenti unica nel panorama di J.Lo e del cinema latinoamericano. Nato come romanzo di Manuel Puig nel 1976, è diventato un film nel 1985 con William Hurt e Raúl Juliá, poi un musical di Broadway nel 1993. Ogni versione ha mantenuto intatto il cuore della storia: due uomini in cella, un rivoluzionario politico e un vetrinista gay, che trovano nell’immaginazione cinematografica un rifugio emotivo e un legame profondo.
Il nuovo adattamento cinematografico de Il Bacio della Donna Ragno in chiave musical, diretto da Bill Condon, sembrava avere tutte le carte in regola. Condon è uno dei pochi registi capaci di far brillare numeri musicali complessi, come dimostrato con Dreamgirls, Chicago e La bella e la bestia. Diego Luna, nel ruolo del rivoluzionario, porta intensità e rigore morale, mentre Tonatiuh, artista genderqueer, è una rivelazione assoluta: elegante, vulnerabile, magnetico. Ogni scena in cui appare vibra di autenticità.
Il problema arriva quando entra in scena J.Lo. Sulla carta, la scelta era geniale. Jennifer Lopez possiede un’aura da diva hollywoodiana che si sposa perfettamente con Ingrid Luna, la femme fatale del film-nel-film che Molina idolatra, semplicemente perfetta per Il bacio della donna ragno. Condon le costruisce attorno un immaginario visivo da sogno febbrile: caschetto alla Lulu Brooks, abiti da vedova nera, atmosfere MGM, luci da Freed-Unit. Tutto suggerisce glamour, eros, potenza iconica.

Eppure, qualcosa non funziona. Ogni numero musicale interpretato da J.Lo sembra fuori tempo, privo di energia, come se la cornice estetica non riuscisse a sostenere il peso del personaggio. I tanghi da nightclub risultano scollegati, le fantasie in villa mancano di anima, e persino i pezzi forti — Where You Are e Gimme Love — appaiono spenti, quasi meccanici. Il primo, un omaggio a Get Happy di Judy Garland con tocchi alla fosse, sembra una versione attenuata, da 100 watt, dell’estetica che Condon aveva già portato al massimo splendore in Chicago.
Il problema non è la tecnica di J.Lo, né la sua presenza scenica. È la sua immagine. Anche quando indossa un abito verde da Dream Factory, anche con i capelli platino, anche immersa in un mondo di glamour vintage, continua a emanare vibrazioni da “Jenny from the Block”. Non riesce a dissolversi nel personaggio, e questo spezza la magia. Il musical richiede metamorfosi totale, ma qui la metamorfosi non avviene.
Il vero colpo di grazia de Il Bacio della Donna Ragno, è la mancanza di dialogo tra le due anime del film: la parte cupa e onirica e quella melodrammatica e scintillante. Invece di fondersi, convivono in modo forzato, come se appartenessero a due film diversi. Solo Tonatiuh riesce a trovare l’equilibrio necessario, facendo cantare il materiale anche quando non canta. Il resto rimane intrappolato in un pastiche elegante ma vuoto.

Il Bacio della donna ragno avrebbe dovuto essere un’ode al potere del cinema, alla fantasia, alla seduzione delle immagini. Invece, diventa la sua versione minore, un esercizio di stile che non regge il peso delle sue ambizioni. E il nodo centrale, inevitabilmente, è J.Lo: una diva perfetta sulla carta, ma sorprendentemente fuori ruolo sullo schermo.
Perché J.Lo indebolisce il cuore de Il Bacio della donna ragno
Il nuovo Bacio della donna ragno è un’opera elegante, curata, visivamente ricca. Ma il musical vive e muore sulla sua icona centrale, e qui l’icona non funziona. J.Lo non riesce a incarnare la donna-ragno, nonostante il talento, la presenza e la costruzione estetica attorno a lei. Il risultato è un film che brilla a metà: potente nei protagonisti maschili, debole nella sua stella principale.
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Recensione – Pro & Contro
PRO
- Interpretazioni maschili solide — sia Diego luna che Tonatiuh offrono performance intense e credibili, dando spessore emotivo alla storia.
- Regia elegante di Bill Condon — il regista dimostra ancora una volta la sua capacità di costruire atmosfere raffinate e visivamente ricche, soprattutto nelle sequenze musicali.
- Idea di base potente — il contrasto tra realtà carceraria e fantasia cinematografica resta uno degli elementi più affascinanti dell’opera, mantenendo intatto il cuore del materiale originale.
CONTRO
- J.Lo fuori ruolo — nonostante il carisma, la sua interpretazione non riesce a fondersi con il personaggio, risultando spesso dissonante rispetto al tono del film.
- Numeri musicali poco incisivi — molte sequenze sembrano prive di energia, con coreografie e atmosfere che non raggiungono l’intensità emotiva necessaria.
- Tono narrativo disomogeneo — le parti oniriche e quelle drammatiche non dialogano bene tra loro, creando un film elegante ma frammentato.

