Non manca moltissimo all’esordio sul grande schermo previsto per il 2 ottobre di Digger, e la campagna promozionale entra nel vivo. Tom Cruise e il regista Alejandro G. Iñárritu hanno svelato il poster definitivo e l’ultimo trailer di un’opera che sta dando tantissimo da riflettere ai cinefili di tutto il mondo, sia per la sua natura leggera, che per quella folle e sconsiderata di sottofondo.

Una trama avvolta nel segreto 

Non sappiamo ancora quasi nulla relativamente al racconto al centro di Digger, e molti aspetti del film ci sono ancora ignoti, si ipotizza, per tenere accesa la curiosità relativamente a qualche colpo di scena segreto. Passando per la sinossi rilasciata ufficialmente sappiamo che il Digger Rockwell portato sul grande schermo da Tom Cruise è molto ricco, ma anche la causa di un qualche disastro forse impossibile da aggiustare.

Conoscendo un minimo il modus operandi dello stesso Alejandro G. Iñárritu, e il gusto generale di Tom Cruise nella scelta dei progetti a cui partecipare, non risulterebbe strano ipotizzare una corsa ai vari premi di settore per Digger, che dovrà comunque confrontarsi con i colossi che quest’anno hanno stregato e fatto sognare il pubblico di tutto il mondo.

Durante l’ultima edizione del CinemaCon, Tom Cruise si è sbottonato relativamente al suo ruolo in Digger, rivelandone il peso a livello di carriera personale, per poi sottolineare il valore simbolico di questo progetto cinematografico, affermando di aver atteso quarant’anni prima di indossare i panni di un personaggio del genere e definendo Iñárritu una delle voci più straordinarie del cinema contemporaneo. Il regista messicano ha ricambiato la stima, evidenziando come il coraggio dimostrato da Cruise nel calarsi in questa figura vada ben oltre l’audacia fisica sfoggiata nei suoi celebri stunt.

Due mondi che si incontrano

L’incontro artistico tra Tom Cruise e Alejandro G. Iñárritu in Digger rappresenta una piccola esplosione creativa all’interno del cinema contemporaneo, una convergenza tra due mondi espressivi che solo in apparenza potrebbero apparire come inconciliabili. Da un lato c’è l’ultima vera icona del cinema d’azione globale, un attore che per decenni ha legato la propria immagine alla maestria tecnica, alla disciplina fisica e al controllo assoluto dello spettacolo; dall’altro c’è la visione autoriale di un regista che ha fatto della complessità psicologica, del caos e dell’indagine sulla vulnerabilità umana il centro propulsore del proprio linguaggio visivo.

Questa collaborazione potrebbe segnare una svolta profonda e affascinane nella carriera di Cruise (che ha comunque collaborato con registi di ogni tipo) spostando il baricentro dal rischio puramente atletico a un tipo di coraggio del tutto drammatico ed espressivo. 

Digger

Calarsi nei panni di un personaggio sfaccettato e contraddittorio come Digger Rockwell significa, per l’attore, accettare la sfida della scomposizione della propria figura pubblica, mettendo a nudo l’imperfezione e l’ambiguità etica di un uomo potente e tragico. La definizione di “commedia catastrofica” evoca un certo tipo di satira sociale e grottesca, in cui il registro comico e quello tragico si sovrappongono per raccontare le nevrosi dell’epoca moderna.

Digger si inserisce, apertamente e senza troppe remore, nel dibattito sull’importanza del grande cinema d’autore destinato al grande pubblico, dimostrando come lo spettacolo visivo possa sposare una ricerca tematica densa e provocatoria, senza necessariamente scadere nel più semplice intrattenimento spensierato. La promessa di un finale spiazzante e la curiosità suscitata dalla regia di Iñárritu confermano la vera attrattiva di un lavoro ancora tutto da scoprire e capire.

Se questa sfida porterà i suoi frutti a Digger nella stagione dei premi sarà il tempo a stabilirlo, ma il solo tentativo di unire l’energia travolgente di una star globale con lo sguardo inflessibile di un grande autore rappresenta, perché no, uno dei segnali più interessanti e forti per il futuro della cinematografia mondiale.

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