L’antieroe di Resident Evil è diventato uno degli elementi più discussi del nuovo film diretto da Zach Cregger. Molti spettatori hanno accolto con entusiasmo Bryan, il rider interpretato da Austin Abrams, considerandolo una ventata d’aria fresca per il franchise. A differenza dei tradizionali protagonisti della saga, Bryan non è un agente speciale, non è un soldato addestrato e non possiede particolari abilità nel combattimento. È una persona comune trascinata in una situazione straordinaria e terrificante. Proprio questa vulnerabilità ha spinto molti a parlare di una rivoluzione narrativa. Eppure, osservando la storia recente del cinema horror, emerge una realtà diversa: l’antieroe impreparato è una figura che il genere utilizza da anni con grande successo.
L’antieroe è uno degli strumenti preferiti dell’horror moderno
L’idea di collocare una persona ordinaria in mezzo all’incubo non è affatto nuova. Il cinema horror contemporaneo ha spesso costruito le proprie storie partendo proprio da personaggi inadatti alla sopravvivenza, trasformando la loro inesperienza nel motore principale della tensione.

Film come Tucker & Dale vs. Evil hanno costruito la loro forza narrativa su protagonisti goffi e lontani dall’immagine dell’eroe tradizionale. In Quella casa nel bosco, invece, il personaggio apparentemente più sacrificabile si rivela fondamentale per la sopravvivenza del gruppo. Altre opere come Scouts Guide to the Zombie Apocalypse, La Babysitter e Little Monsters hanno seguito lo stesso percorso, affidando la lotta contro zombie, culti satanici e creature pericolose a individui che non sembravano minimamente preparati ad affrontare simili minacce.
La formula funziona perché aumenta l’identificazione dello spettatore. Chi guarda riesce a immaginarsi più facilmente nei panni di un ragazzo spaventato o di una persona normale che in quelli di un super soldato addestrato.
Perché il protagonista vulnerabile genera più tensione
Il successo dell’antieroe horror deriva da una regola narrativa molto semplice. Quando il protagonista possiede già tutte le competenze necessarie per affrontare il pericolo, una parte della suspense si riduce inevitabilmente. Se invece il personaggio è impacciato, timoroso o inesperto, ogni situazione diventa meno prevedibile. Lo spettatore non sa se riuscirà a cavarsela e percepisce il pericolo come qualcosa di autenticamente minaccioso.

Questo meccanismo è stato utilizzato in numerose produzioni degli ultimi anni. In Deadstream il protagonista è uno streamer arrogante che finge coraggio fino a quando non scopre che la casa infestata in cui si trova è realmente abitata da presenze soprannaturali. In A cena con il lupo un ranger insicuro e incapace di imporsi sugli altri viene improvvisamente costretto a fronteggiare una minaccia mortale. In Y2K, invece, adolescenti più interessati a una festa che alla sopravvivenza devono affrontare un’apocalisse tecnologica.
In tutti questi casi il cuore della storia non è rappresentato dall’eroismo tradizionale, ma dalla trasformazione di individui comuni in sopravvissuti.
Resident Evil rompe le abitudini del franchise
Se il concetto non è nuovo per l’horror, perché Bryan viene percepito come qualcosa di così originale? La risposta risiede soprattutto nella storia di Resident Evil. Per decenni il franchise ha costruito il proprio immaginario attorno a figure come Leon S. Kennedy, Jill Valentine e Chris Redfield. Si tratta di personaggi addestrati, competenti e capaci di reagire rapidamente ai pericoli.

Anche quando si trovano in svantaggio, questi protagonisti conservano le caratteristiche tipiche dell’eroe action. Sono in grado di utilizzare armi, affrontare creature mostruose e prendere decisioni strategiche sotto pressione.
Bryan rappresenta invece l’opposto. Zach Cregger e lo sceneggiatore Shay Hatten hanno descritto il personaggio come una persona normale, poco preparata e sostanzialmente inadatta a diventare un eroe. Il fatto che sia un semplice corriere medico accentua ulteriormente il contrasto con le figure tradizionalmente associate al marchio. È proprio questa differenza a rendere il personaggio così sorprendente per il pubblico.
L’evoluzione dell’antieroe negli horror degli anni Duemila
Negli ultimi quindici anni il concetto di antieroe è diventato sempre più centrale nel cinema horror. Molti autori hanno iniziato a preferire personaggi fallibili e imperfetti rispetto agli archetipi eroici più classici.

Produzioni come The Final Girls, Auguri per la tua morte, Anna and the Apocalypse ed Extra Ordinary hanno sviluppato storie in cui la vulnerabilità diventa una risorsa narrativa. L’interesse non nasce dalla perfezione del protagonista, ma dalla sua capacità di adattarsi gradualmente a una situazione estrema. Il pubblico moderno sembra inoltre apprezzare personaggi più umani e realistici. Difetti, paure e limiti contribuiscono a rendere questi protagonisti più credibili e vicini all’esperienza quotidiana dello spettatore. Per questo motivo l’antieroe continua a essere una figura fondamentale nell’horror contemporaneo.
Perché Bryan sembra diverso dagli altri
Bryan non inventa una nuova categoria di protagonista horror. Quello che fa è importare una figura già ben radicata nel genere in un contesto che tradizionalmente appartiene agli eroi d’azione. L’intuizione di Cregger funziona perché colloca un personaggio che normalmente vedremmo in una horror comedy o in un survival horror indipendente all’interno di un universo dominato da professionisti della sopravvivenza.

Lo spettatore percepisce immediatamente la sproporzione tra il protagonista e il mondo che lo circonda. È una sensazione che amplifica il senso di pericolo e conferisce nuova energia a un franchise che spesso si è affidato a figure molto più competenti.
Antieroe e Resident Evil: una scelta efficace più che rivoluzionaria
L’antieroe di Resident Evil ha conquistato il pubblico perché introduce una prospettiva insolita per il franchise, non perché rappresenti una novità assoluta per il cinema horror. Da anni il genere utilizza protagonisti impacciati, vulnerabili e impreparati per aumentare tensione, immedesimazione e suspense. Bryan si inserisce perfettamente in questa tradizione, con una differenza fondamentale: si trova in un universo che raramente ha lasciato spazio a personaggi come lui. Ed è proprio questo contrasto a renderlo così memorabile.
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