Negli ultimi anni Jessica Chastain ha spesso interpretato figure materne alle prese con situazioni estreme, e Mammina prosegue idealmente questo percorso. Diretto da Rob Savage e tratto dal romanzo L’altra mamma di Josh Malerman, il film prova a fondere horror soprannaturale, dramma familiare e trauma infantile, ma nel passaggio dalla pagina allo schermo perde gran parte della complessità psicologica che aveva reso così inquietante il materiale originale. A salvare l’operazione ci pensa soprattutto Jessica Chastain, che offre una performance intensa e disturbante all’interno di un lavoro che punta più sugli spaventi immediati che sulla costruzione della tensione.
Cosa racconta Mamammina?

La protagonista di Mammina è Bela, una bambina di sette anni che vive in una famiglia apparentemente normale. Dietro la facciata, però, il rapporto tra i genitori sta attraversando una fase delicata e la piccola percepisce tensioni che non riesce ancora a comprendere fino in fondo. Per sfuggire alla solitudine, Bela trascorre molto tempo con una misteriosa presenza chiamata “Mammina“, un’entità che assomiglia in maniera inquietante a sua madre ma che appare più affettuosa, disponibile e comprensiva.
Quella che inizialmente sembra una semplice fantasia infantile si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più minaccioso, costringendo la famiglia ad affrontare una presenza sempre più pericolosa e difficile da ignorare.
Cosa salvare e cosa no, in Mammina

Il punto di partenza di Mammina è senza dubbio interessante. Il film utilizza il soprannaturale per esplorare le fragilità di una famiglia in crisi e il modo in cui i bambini elaborano i conflitti degli adulti. L’idea che un’entità mostruosa possa incarnare le paure inconsce di una bambina rappresenta un terreno fertile per un horror psicologico sofisticato. Purtroppo, la sceneggiatura sceglie raramente questa strada.
Invece di approfondire il disagio emotivo di Bela, Mammina preferisce accelerare verso una continua escalation di eventi soprannaturali. Le tensioni familiari restano sullo sfondo e non diventano mai davvero il motore dell’orrore. Il risultato è un’opera che presenta temi interessanti ma li sviluppa solo superficialmente. Le relazioni tra i personaggi avrebbero meritato maggiore spazio e una costruzione più graduale, capace di rendere l’elemento fantastico davvero significativo. Chi ha letto il romanzo di Josh Malerman noterà immediatamente quanto sia stata ridimensionata la componente psicologica. Il film semplifica molte delle sfumature più inquietanti del libro, puntando su una struttura più convenzionale e accessibile.
Un mondo di possibilità

Dal punto di vista tecnico, Rob Savage dimostra ancora una volta di possedere un notevole talento visivo. Il regista sa come costruire immagini disturbanti e sfrutta efficacemente gli spazi domestici per generare disagio. Corridoi oscuri, camere da letto e armadi diventano luoghi di minaccia costante.
Alcune sequenze mostrano una notevole creatività nella gestione delle prospettive e delle distorsioni fisiche della creatura. L’uso della fotografia e della scenografia contribuisce a creare un’atmosfera opprimente che funziona soprattutto nella prima parte. Il problema principale è l’affidamento quasi ossessivo ai jump scare. La paura viene continuamente sollecitata attraverso apparizioni improvvise, musica crescente e movimenti bruschi della creatura. Questo approccio produce qualche momento efficace, ma con il passare dei minuti diventa prevedibile. L’horror più duraturo nasce dall’attesa e dall’incertezza. Mammina preferisce invece mostrare continuamente il mostro, riducendo progressivamente il senso di mistero.
I volti di un Horror che poco convince

La vera arma segreta di Mammina è senza dubbio Jessica Chastain. L’attrice riesce a differenziare nettamente la madre reale dalla sua inquietante controparte. La sua interpretazione si basa su dettagli fisici, posture innaturali e movimenti disturbanti che trasformano una figura materna rassicurante in qualcosa di profondamente sbagliato.
È evidente il lavoro svolto dall’attrice sulla gestualità del personaggio. Ogni sorriso, ogni sguardo e ogni movimento contribuiscono a creare un senso costante di disagio. Ottima anche la prova della giovane Arabella Olivia Clark, che riesce a sostenere la parte più complessa del film. La sua vulnerabilità rende credibili molte situazioni che la sceneggiatura fatica a sviluppare pienamente.
Jay Duplass offre invece una performance solida nei panni di Russell, pur restando penalizzato da un personaggio poco approfondito.
Cosa funziona e cosa convince meno
Mammina possiede diversi punti di forza evidenti. La regia è elegante, il cast funziona molto bene e alcune immagini restano impresse nella memoria dello spettatore. Inoltre, il film affronta temi interessanti legati all’infanzia, alla maternità e alla percezione distorta della realtà da parte dei più piccoli, come anticipato.
Tuttavia, sono proprio le sue ambizioni a rappresentare anche il limite maggiore. L’opera suggerisce continuamente una profondità che non riesce mai a raggiungere. L’abuso di jump scare finisce per sostituire la vera tensione psicologica, mentre la componente emotiva viene spesso sacrificata per lasciare spazio alle sequenze soprannaturali. Soprattutto, chi conosce il romanzo originale potrebbe restare deluso dalla perdita di gran parte della sua ambiguità e della sua ricchezza tematica.
Perché Mammina merita comunque una possibilità
Mammina è un horror che possiede tutte le componenti per essere memorabile, ma che sceglie troppo spesso la strada più semplice. Le intuizioni sul rapporto tra genitori e figli, sulla paura dell’abbandono e sulla percezione infantile della realtà sono genuine e interessanti, ma vengono sommerse da una narrazione che punta eccessivamente sugli spaventi immediati.
La grande prova di Jessica Chastain e l’indiscutibile talento visivo di Rob Savage rendono comunque Mammina una visione piacevole per gli appassionati del genere. Chi cerca un horror atmosferico troverà diversi momenti riusciti, mentre i lettori del romanzo potrebbero rimpiangere la maggiore profondità del materiale originale.
Nel complesso, Mammina resta un’opera godibile ma incompleta, che sfiora la grandezza senza mai raggiungerla davvero. In un commento: un horror visivamente efficace che fa più rumore che paura, salvato dalla magnetica presenza di Jessica Chastain.
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Recensione – Pro & Contro
PRO
- Eccellente interpretazione di Jessica Chastain.
- Ottima atmosfera e regia visivamente curata.
- Premessa narrativa ricca di potenziale psicologico.
CONTRO
- Abuso di jump scare che riduce la tensione.
- Adattamento poco fedele allo spirito del romanzo.
- Personaggi e temi approfonditi solo superficialmente.

