La notte dei morti viventi è uno dei pochi film horror che hanno un finale tanto iconico quanto quello di quest’iconica pellicola. L’opera del 1968 di George Romero ha definito il genere con una conclusione cupa, brutale e profondamente pessimista, diventando un simbolo della sua poetica e della sua critica sociale.
Eppure, secondo quanto rivelato da Judith O’Dea — l’attrice che interpreta Barbara — Romero aveva inizialmente immaginato un finale completamente diverso. Un finale ottimista, quasi rivoluzionario, che avrebbe cambiato radicalmente il destino del film e forse l’intero linguaggio dell’horror moderno.
Il finale alternativo: Barbara sopravvive
Durante il San Diego Comic‑Con, o’dea ha raccontato che Romero aveva previsto che Barbara fosse l’unica sopravvissuta della notte. L’idea originale prevedeva che la donna venisse ritrovata viva dal gruppo armato fuori dalla casa, con un primo piano su una lacrima che avrebbe confermato la sua umanità.
Un’immagine potente, che avrebbe trasformato Barbra nella prima “final girl” della storia del cinema horror, anticipando di quasi un decennio figure come Sally Hardesty di Non aprite quella porta o Laurie Strode di Halloween.

Ma Romero cambiò idea. Decise che sarebbe stato più “eccitante” far tornare Johnny, il fratello di Barbara, per trascinarla tra i morti viventi. Una scelta che ha definito il tono del film e la sua eredità.
O’Dea ha rivelato anche un dettaglio sorprendente: non ha mai avuto una sceneggiatura completa. Riceveva solo pagine sparse, giorno per giorno, senza sapere quale sarebbe stato il destino del suo personaggio.
Romero lasciava ampio spazio all’improvvisazione, chiedendo agli attori di costruire le scene a partire da punti narrativi essenziali. Una libertà che ha permesso momenti iconici, come il monologo improvvisato di Barbara sul cimitero e su Johnny.
Se Romero avesse mantenuto il finale originale, La notte dei morti viventi avrebbe avuto un impatto completamente diverso. Un finale positivo avrebbe spezzato la tradizione del pessimismo horror degli anni ’60, anticipato il tropo della final girl e forse cambiato la percezione del film come opera profondamente politica e disillusa.
Invece, Romero scelse la tragedia. E quella scelta ha contribuito a rendere il film un capolavoro immortale.
Oggi, a quasi sessant’anni dall’uscita, La notte dei morti viventi continua a essere studiato, celebrato e reinterpretato. Il libro Night of the Living Dead: The Official Story of the Film approfondisce proprio questi retroscena, mostrando quanto il film sia stato un’opera viva, in continua evoluzione durante la produzione.
Il finale alternativo di La notte dei morti viventi che Romero non ha scelto e che avrebbe cambiato tutto

La rivelazione di Judith O’Dea dimostra che La notte dei morti viventi avrebbe potuto essere un film molto diverso. Un finale ottimista avrebbe riscritto la storia del genere, ma Romero scelse la via più dura, più cruda, più memorabile.
Ed è proprio quella scelta che ha trasformato il film in un pilastro dell’horror, un’opera che continua a influenzare registi, critici e spettatori dopo decenni.
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