Dario Argento negli anni 90 ha quasi sconfessato quanto di buono realizzato negli anni 70 e 80. L’avvento di questa decade lo ha particolarmente ritrovato spiazzato e molti sono stati i flop. Ci sono state pellicole che hanno portato lampi di luce come Trauma, La sindrome di Stendhal, Non ho sonno (in parte) e Occhiali neri, ma troppi sono stati i buchi nell’acqua come Dracula 3D, Il Cartaio, Giallo. Una declino intesso questo da parte del regista che ha catalizzato per anni lo spettatore dando un universo d’horror quotidiano e reale.

Dario Argento: l’inizio della fine (tolta qualche eccezione) inizia negli anni 90
Due occhi diabolici del 1990, l’episodio Il gatto nero è stato decente. La collaborazione con George A. Romero (iniziata con Zombie del 1978) ha cercato di dare ancora un senso alla trama argentiniana. Il protagonista trasmette un’intensa aura malefica, diffondendo terrore. I colori, la scenografia e la colonna sonora si sposano benissimo con i movimenti della macchina da presa portando lo spettatore a godersi un incubo lungo 60 minuti.
Trauma del 1993 è stato un ritorno alla paura veritiera che si trasforma in un incubo. Gli elementi paranormali si intrecciano con la protagonista, ovvero Asia Argento, sembra portare con sé una sorta di maledizione. La trama è una specie di Phenomena, ma più complesso. Il piano sequenza è ben strutturato e lo spettatore viene proiettato in un incubo causato dalla propria psiche. Da molti è considerato una piccola gemma degli anni 90 grazie anche agli effetti gore e thriller. Un giallo-horror che porta con sé grandi effetti speciali e voglia di capacità di coinvolgere lo spettatore che vede il film.
La sindrome di Stendhal del 1996 si può considerare l’inizio della fine definitivo dell’horror-thriller di Dario Argento. La protagonista è stata Asia Argento che ha il compito di scovare l’assassino-stupratore. Qui le dinamiche si mescolano con la psiche della ragazza mettendo pepe alla vicenda. Il disturbo psicosomatico è stato trattato al meglio per mostrare le difficoltà al cospetto di opere d’arte. Questo film ha conquistato il Ciak d’oro e il premio come miglior attrice protagonista.
Il fantasma dell’Opera del 1998 è una pellicola che ha diviso il pubblico. Il ritorno a film su base musicale (Opera degli anni 80) non ha funzionato al meglio. L’amore tra la protagonista (Asia Argento) e il Fantasma ossessionato da lei è strutturato bene, ma manca quella componente che in Opera ha colpito. Un passo indietro che ha portato critiche sulla recitazione dei personaggi. Le musiche non sono riuscite ad accompagnare lo storyboard e le location non sono state valutate al meglio.
Gli anni bui di Dario Argento: il 2000 non ha dato segni positivi
Non ho sonno del 2001 è un film divisivo sotto ogni punto di vista. Sono tornati i Goblin ad accompagnare le scene e la colonna sonora è molto cupa e tetra. Le sequenze degli omicidi, dettati dalla filastrocca, sono efferati e la suspense è elevata. Il protagonista, il commissario Ulisse Moretti, ha indagato sui delitti del Nano Assassino che ha assistito al cruento omicidio della madre. Questo lo ha portato ad essere aggressivo nei confronti delle vittime. Ogni omicidio ha un senso (per l’assassino) e le tracce lasciate hanno preso lo spettatore a cercare di risolvere l’enigma.
Il Cartaio del 2004 presenta una trama banale e sconnessa. Un film che non sembra esser stato scritto da Dario Argento e l’unica cosa a salvarsi è la colonna sonora di Claudio Simonetti. La pellicola non ha pathos, non ha tensione e sembra realizzato solo per cavalcare l’onda del poker online in Italia. Un film pessimo, senza utilità se non le musiche. Un notevole passo indietro questo che ha provocato una sorta di sdegno dagli argentiniani più fedeli.
La terza madre del 2007 ha concluso la trilogia delle Tre Madri iniziata nel 1977 con Suspiria e proseguita con Inferno nel 1980. Ci si aspettava tanto da questo film, ma le attese sono state disattese. Come protagonista è tornata Asia Argento e non ha dato quel tocco che ci si aspettava. La Mater Lacrimarum, l’ultima strega rimasta in vita, è stata descritta abilmente, ma non ha dato quel pathos macabro che si voleva dare. Una chiusura di trilogia non propriamente adeguata.
Giallo del 2009 ha cercato di riprendere Non Ho Sonno integrando agli efferati omicidi. E’ la classica struttura (che diventa anonima) dell’assassino che cerca di mettere timore all’ambiente provocando terrore e devastazione. Per molti è stato un ritorno alle origini, ma è senza dubbio il punto più basso della carriera cinematografica di Dario Argento. Adrien Brody e Emmanuelle Seigner non sono riusciti a salvare il film portando con sé una vera e propria scia negativa nei confronti dell’ormai ex maestro dell’horror italiano.
Dracula 3D del 2012 è stato un esperimento fatto e finito. La stereoscopia è ben visibile e la trama è quella del romanzo Bram Stoker, ovviamente a tinte argentiniane. Dario Argento ha cercato di ritornare ai fasti degli anni 80 senza riuscirci totalmente. Dracula 3D è nettamente migliore de Il Fantasma dell’Opera, ma inferiore ad Opera. Questa sorta di chiusura della trilogia di questo tipo, anche se questa chiusura è stata leggermente disattesa (come nella trilogia delle Tre Madri).
Occhiali Neri del 2022 è l’ultimo film diretto da Dario Argento. Qui, Ilenia Pastorelli ha sicuramente dato sfoggio di una buona dote cinematografica, ma la consistenza non è stata al meglio. Sicuramente è stato un passo in avanti rispetto alle pellicole precedenti, “il tocco stilistico degli anni ’70 e ’80 appare ormai sbiadito. Qualche sprazzo è sicuramente evidente in Occhiali Neri, ma siamo ben distanti ai capolavori di 40-50 anni fa. I dialoghi spesso si spezzano con la realtà e le scene non si intersecano al meglio. Però, come già detto, rispetto alle pellicole precedenti, c’è stato un passo in avanti.
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