“Se volete sapere qual è stato il punto più basso della mia carriera, è stato proprio quello”. Non usa mezzi termini Ben Affleck nel rievocare i mesi trascorsi sul set durante le riprese aggiuntive di Justice League, una lavorazione diventata con il tempo il simbolo di come le pressioni aziendali possano trasformare una grande produzione in un vero e proprio calvario umano e professionale. Durante una chiacchierata nel podcast Happy Sad Confused (che vi riportiamo via Deadline), l’attore e regista americano è tornato a fare i conti con quell’esperienza, mettendo a nudo gli elementi che finirono per condannare il progetto e rovinare irrimediabilmente il clima dietro le quinte.

Una riscrittura drammatica

In principio c’erano le perplessità dei vertici della Warner Bros., spaventati dai riscontri commerciali non esaltanti di Batman v Superman e determinati a imporre una sterzata più solare e leggera all’universo narrativo allora in atto. Quando Zack Snyder fu costretto ad allontanarsi dalla regia in seguito a un drammatico lutto familiare, lo studio affidò la gestione del film a Joss Whedon, dando vita a una riscrittura massiccia che stravolse il tono e la natura dell’opera originale.

Ben Affleck ha spiegato come la combinazione tra problemi di natura personale e la gestione dello studio abbia creato una tempesta perfetta, evidenziando che mettere la produzione in aperto contrasto con la visione del regista potrebbe rappresentare uno dei più gravi errori che si possano commettere nel mondo del cinema.

Una scena da Justice League di Zack Snyder

A rendere quel periodo un’esperienza profondamente cupa non fu soltanto la frustrazione artistica, ma anche l’impatto emotivo e umano delle dinamiche sorte all’interno degli studios. Ben Affleck ha espresso un giudizio diretto sul modo in cui la tragedia personale di Snyder venne gestita dalla dirigenza, trovandosi, quindi, a riflettere sull’aspetto umano oltre che su quello professionale sul set.

Guardando indietro a quel convulso e particolare capitolo della storia hollywoodiana, la testimonianza di Ben Affleck ci parla direttamente della macchina industriale dietro i lungometraggi che ci portano al cinema e delle varie dinamiche che, nell’ombra, ne sanciscono l’eventuale riuscita o il fallimento. Un ritratto che dimostra come, al di là dei grandi budget e delle luci della ribalta, le scelte dettate dal panico e gestite “guardando altrove” finiscano inevitabilmente per travolgere chi si trova sul set, lasciando cicatrici che il tempo fatica a cancellare.

L’eterna guerra tra algoritmo industriale e libertà d’autore

Il retroscena amaro raccontato da Ben Affleck si relaziona direttamente con la Hollywood contemporanea e con tutte le sue dinamiche creative e commerciali segrete. Il secolare e stridente conflitto tra le logiche finanziarie delle major e la visione artistica dei registi anima da sempre un settore in cui arte e profitto si muovono a braccetto.

Andando oltre l’esperienza di Ben Affleck, quando si parla di budget astronomici e universi condivisi, capita spesso che il cinema d’autore venga ingabbiato sempre più spesso in formule matematiche, comitati creativi e proiezioni di prova pensate per compiacere l’algoritmo del botteghino. Cosa ne pensa il pubblico medio di una dinamica del genere?

Zack Snyder, nella foto anche Ben Affleck

La storia del cinema insegna che i più grandi successi di pubblico e di critica sono nati proprio dal coraggio di rischiare e dalla cieca fiducia riposta nel talento individuale di chi sta dietro la macchina da presa, anche se, a volte, i capolavori storici non hanno ottenuto grandi riscontri di pubblico e di incassi.

Tentare di omologare ogni visione all’interno di un perimetro rassicurante e privo di spigoli potrebbe portare alla nascita di opere senz’anima, destinate a fallire sia sul piano espressivo sia su quello economico. Finché l’industria dell’intrattenimento continuerà a considerare i registi come semplici esecutori di direttive aziendali anziché come i custodi dell’opera, il rischio di assistere a nuovi, dolorosi disastri produttivi rimarrà tragicamente all’ordine del giorno.

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