Il reboot di Resident Evil sorprende con un runtime breve: ecco perché è la scelta giusta

Resident Evil

Il nuovo Resident Evil è ormai alle porte, con uscita fissata per il 18 settembre, e i fan stanno analizzando ogni dettaglio disponibile. L’ultimo elemento emerso è la durata: appena 1 ora e 35 minuti. Una scelta che ha spiazzato molti, soprattutto considerando che si tratta di un reboot cinematografico di una delle saghe horror più amate e che spesso ha puntato su film più lunghi e articolati.

AMC ha confermato la durata insieme al rating R, e la reazione immediata del pubblico è stata di sorpresa. Questa scelta non è casuale. Zach Cregger, regista del film, aveva già anticipato che il reboot avrebbe seguito un solo protagonista “da Point A a Point B”, mantenendo un ritmo serrato e senza pause. Ora, con la durata ufficiale, è evidente che Cregger ha mantenuto la promessa.

Il nuovo Resident Evil non adatterà fedelmente una storia dei videogiochi, ma racconterà una trama originale ambientata nello stesso universo. Questo permette al film di concentrarsi su un arco narrativo più compatto, senza dover gestire un cast enorme o sottotrame complesse. Cregger ha dichiarato che il suo Resident Evil “partirà in corsa e non si fermerà”, e un runtime di 95 minuti è perfetto per un’esperienza intensa, senza momenti morti.

Molti blockbuster moderni, soprattutto nel MCU e nel DCU, superano le due ore, ma questo non sempre gioca a favore del ritmo. Un film più lungo rischia di diluire la tensione, mentre Resident Evil ha bisogno di essere rapido, brutale e costantemente in movimento. La saga videoludica è famosa per la sua atmosfera claustrofobica e per la sensazione di pericolo imminente, e un film compatto può replicare meglio questa esperienza.

Perché un Resident Evil più breve può essere più efficace

Resident Evil

Certo, alcuni fan potrebbero essere delusi dalla durata ridotta. Resident Evil è un franchise ricco di lore, personaggi e creature iconiche, e un film più lungo avrebbe permesso di esplorare più elementi. Ma Cregger sembra aver scelto la strada più intelligente: evitare il rischio di un film dispersivo e puntare su un’esperienza concentrata, adrenalinica e coerente.

Il vero test arriverà in sala. Solo allora sarà chiaro se il ritmo serrato riuscirà a catturare l’essenza del franchise e a soddisfare le aspettative dei fan. Ma, considerando le dichiarazioni del regista e la direzione creativa del progetto, questa scelta potrebbe rivelarsi vincente.

Un runtime di 95 minuti non è un limite, ma un’opportunità. Il reboot di Resident Evil punta a essere veloce, teso e senza fronzoli, proprio come dovrebbe essere un survival horror. Zach Cregger ha scelto la via della sintesi per garantire un’esperienza più intensa e fedele allo spirito del franchise. Se il film manterrà davvero questo ritmo, il pubblico potrebbe scoprire che “meno” è esattamente ciò che rende Resident Evil più potente.

Seguici sul nostro canale Instagram per altre storie!

Play