Jumbo: la recensione di un viaggio nell’infanzia; tra crescita, perdita ed accettazione

Jumbo

Jumbo è la dimostrazione che nel settore dell’animazione non esistono solo le grandi major come Disney, Pixar o Dreamworks, ma anche piccole produzioni che possono dire la loro in questo campo. Un esempio è stato Flow, il film d’animazione lettone che ha vinto l’Oscar come miglior film d’animazione. Jumbo ha tutti gli elementi per far concorrenza ai big, con un protagonista che deve affrontare un viaggio di crescita, attraverso l’accettazione della perdita di una persona cara.

Jumbo è stato campione d’incassi in Indonesia, totalizzando 26 milioni di incasso in tutto il mondo e battendo il record casalingo di 10 milioni di incassi nella storia del Paese. La pellicola d’animazione arriverà nelle sale il 15 ottobre distribuita da Amaranta Frame ed una produzione Visinema Studios.

Crescita ed accettazione, l’importanza del messaggio di Jumbo

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La prima cosa che salta all’occhio di Jumbo, sin dai primi minuti di visione, è l’importante messaggio che si vuole lanciare. Il regista indonesiano, Ryan Adriandhy, ha voluto raccontare l’infanzia come un’avventura, che si può vivere una sola volta. Il miglior mezzo per raccontare questi momenti è sicuramente l’animazione.

Dire addio all’infanzia è dolce e amaro allo stesso tempo. Jumbo è tutto questo ed anche di più. La crescita, l’accettazione della perdita durante questo viaggio unico e la consapevolezza che non si è mai da soli, che si può contare anche sugli altri, soprattutto sugli amici che più tengono a te, senza ovviamente dare tutto per scontato.

Amicizia è comprendere e saper comprendere, Jumbo sottolinea anche questo

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Jumbo parla di famiglia, crescita ed accettazione, ma soprattutto di amicizia. La pellicola dei record in Indonesia sottolinea quanto sia importante non dare per scontato chi ci sta accanto nei momenti di difficoltà. Jumbo racconta la storia del piccolo Don, che rimasto senza genitori vive da solo con la nonna ed ha solo il libro creato dai suoi genitori a ricordargli quanto loro gli volessero bene.

Deriso dai coetanei con il soprannome di Jumbo, Don sogna di dimostrare il proprio valore partecipando a un talent show con uno spettacolo ispirato al libro di fiabe scritto dai suoi genitori, ormai scomparsi. Quando un bullo gli ruba il libro, l’incontro con Meri, una bambina fantasma proveniente dal mondo degli spiriti, cambia il corso della sua avventura.

Meri ha bisogno del suo aiuto per ricongiungersi con gli spiriti dei propri genitori: insieme, i due bambini intraprendono un viaggio tra mondi diversi, imparando ad aiutarsi a vicenda e scoprendo il valore dell’amicizia e superando anche un cattivo che fin dall’inizio già non la raccontava giusta.

L’incredibile lavoro al doppiaggio

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Un cast vocale incredibile da alla pellicola un valore aggiunto, che rende al meglio soprattutto uno dei personaggi più interessanti del film, ovvero il Capovillaggio, doppiato dall’immenso Luca Ward. Il personaggio è ben caratterizzato ed in alcuni momenti anche le motivazioni che lo spingono a fare quello che fa, possono risultare corrette, ai fini della storia. Non solo Ward, ma anche Mario Cordova è un’altra delle voci di punta di Jumbo, che unisce questi due talenti nel film.

Bravi anche i bambini al doppiaggio: il piccolo Don, interpretato da Francesco Raffaeli, Nurman da Ciro Clarinzio, Gabriele Toni è Atta, Martina de Carolis è Meri. Le altre voci del cast sono Emanuele Ruzza, papà di Don, Angiola Baggi, la nonna di Don e Paolo Ruffini nei panni del papà di Meri in poche scene sul finale.

Jumbo, la conclusione e la voglia del regista nel progetto

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Insomma, Jumbo è uno di quei film che in pochi credono possa avere successo e non gli danno credito, ma durante la visione ci ripensi e ti ritrovi a riflettere più del dovuto sulla profondità e sull’importanza di una pellicola così. Jumbo ci racconta una storia che potrebbe accadere a chiunque: quanti bambini hanno la sfortuna di perdere i genitori, restando soli con i parenti più prossimi? Quanti si sentono abbandonati a causa di questo?

Magari vedendo una pellicola del genere, questi bambini potrebbero avere più fiducia nel prossimo e sul futuro, cercando di capire che non bisogna allontanare chi tiene a noi, ma cercare di evitarne le discussioni per motivi futili e rispettare sempre chi ci sta accanto. Il regista ha sottolineato quanto creda in Jumbo e per questo ha lanciato un progetto molto interessante per le scuole:

Porta la voce a scuola è il nome del progetto lanciato dal film, progettato e presentato da Paolo Ruffini. Un’idea che si sposa perfettamente con le tematiche così reali e profonde della pellicola che vuole evidenziare quanto sia importante per bambini e ragazzi affrontare argomenti del genere. Apprestatevi ad andare al cinema il 15 ottobre, non ve ne pentirete. Anche se l’animazione sembra troppo infantile, superate questo blocco e lanciatevi!

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Recensione – Pro & Contro

Voto ★★★★☆

PRO

  • Una storia di crescita ed accettazione emozionante e divertente
  • L'ambientazione indonesiana rispecchiata anche della animazioni
  • Un messaggio importante che parla di crescita e attazione

CONTRO

  • Le animazioni potrebbero frenare i più dubbiosi sui lungometraggi animati