Hangar Rosso: la recensione in anteprima della pellicola diretta da Juan Pablo Satallo al Biografilm

L'Hangar Rosso

Ieri sera a Bologna, durante il Biografilm, è stato proiettato in anteprima nazionale Hangar Rosso, diretto da Juan Pablo Satallo. Il regista ci ha anche svelato alcuni retroscena della pellicola che è basato sul libro d’inchiesta autobiografico “Disparen a la Bandada” del giornalista cileno Fernando Villagrán.

Il film è girato in bianco e nero, Satallo ha optato per questa scelta per rendere omaggio al libro nel quale veniva descritta Santiago del Chilo dopo il Golpe ed il Palazzo del Governo, La Modena, ridotto in macerie. Lo stesso giornalista ha descritto la scena come se fosse in bianco e nero.

Hangar Rosso è una pellicola innovativa perché racconta il golpe del 79 in maniera differente, più interna e personale, dal punto di vista di Juan Silva, capitano dell’esercito e combattuto tra fare la scelta migliore, seguire l’obbedienza o la giusta moralità?
L’Hangar Rosso del titolo, è un hangar nel quale vengono portati j dissidenti al regime e dove Silva ha il compito di interrogarli e scoprire i segreti di chi contrasta il nuovo governo.

Grazie alla regia di Satallo, Hangar Rosso diventa un ritratto personale

Hangar Rosso

Juan Pablo Satallo in Hangar Rosso ha messo tutto se stesso. Dietro la sceneggiatura c’è stato un lavoro durato anni, tra testimonianze e fatto riportati in maniera minuziosa, anche della vita di Jorge Silva. Lo stesso capitano cileno ha dato il suo contributo al film, descrivendo tutto ciò che si ricordava dell’epoca.

Un grande lavoro di scrittura, incorniciato alla perfezione da una regia intime, che segue tutti i movimenti del protagonista da vicino, con diversi piani sequenza che riescono a farti percepita la tensione del momento. L’impostazione thriller si sente subito, già dalle prime inquadrature, ed arriva al culmine quasi ci si avvicina al finale.
Satallo eleva il suo Hangar Rosso, registicamente, ma anche moralmente, con dei personaggi approfonditi e ben strutturati, partendo proprio dal capitano Silva, più complesso di tutti.

Dove finisce il confine tra obbedienza e coscienza morale?

L'Hangar Rosso

Hangar Rosso ci evidenzia una domanda su tutto, che probabilmente ha afflitto tutti gli uomini che hanno vissuto da protagonisti il Golpe di Stato del 1979: qual è il confine tra obbedienza al proprio governo e coscienza morale? Satallo ci vuole sottolineare proprio questo, la difficoltà di uomini che pur sapendo che le molte cose che facevano per la dittatura che prese il controllo di Santiago del Cile erano oltre la coscienza morale, non poterono ribellarsi per paura o anche per obblighi morali.

Silva è uno di questi, nonostante le angherie e le torture che venivano commesse all’interno dell’Hangar Rosso non riusciva a voltarsi dall’altra parte e mettersi contro il governo despota che prese possesso del Palazzo La Moneda. Si vede chiaramente come Silva sia spezzato a metà, tra la fedeltà verso il suo governo, e la voglia di poter fare qualcosa per aiutare prigionieri ed ostaggi presi dai rivoluzionari.

Uno spaccato perfetto dell’accaduto, vissuto in prima persona dal capitano Jorge Silva, noi la viviamo con lui tramite primi piani, piani sequenza ed inquadrature intime ed intense, che vogliono sottolineare la sofferenza e la difficoltà di Silva. In questo modo Hangar Rosso ha cambiato le carte in tavola.

Hangar Rosso cambia le carte in tavola

Hangar Rosso - Juan Pablo Sallato

Hangar Rosso ci da una visione differente del Golpe di del 1979 che solitamente è visto dall’esterno, dalla porta inattiva, quella inerme che deve sottostare alle tirannie. Questa volte, invece, Juan Pablo Satallo, ci regalo un racconto più personale, dal punto di vista del Capitano Silva.

Grazie a questa scelta narrativa, infatti, ci addentriamo nelle dinamiche che hanno portato al golpe di Stato e come lo hanno vissuto i diretti interessati, che siano stati pro o contro all’accaduto. Il racconto diventa anche molto personale grazie ad una metafora di Silva che possiamo collegare al film.

Il militare, infatti, è stato un grande paracadutista, osannato da tutti. E quando il nuovo cadetto gli chiede come ci si sente a cadere da un’altezza di 60 metri inizialmente Silva non risponde. Quando alla fine prende la sua decisione, e decide finalmente di schierarsi, la risposta diventa significativa:

“Quando cadi da 60 metri, ti senti libero.. Sei libero dai pesi della vita, tanto da non voler atterrare più..”

Un peso quello di Silva che è quello di tutti i cileni che hanno vissuto durante l’epoca del golpe, e che, nonostante siano passati anni, hanno ancora degli strascichi indelebili che si portano dietro.

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Recensione – Pro & Contro

Voto ★★★★☆

PRO

  • Intenso, intimo ed innovativo
  • Regia di altissimo livello
  • Una visione personale di uno degli eventi più tragici della storia cilena

CONTRO

  • Un bianco e nero che potrebbe non attrarre alla visione