The Dog Stars in Friuli Venezia Giulia non è soltanto una curiosità legata alle location: è il caso in cui una regione italiana è stata trasformata nella geografia narrativa del Colorado post-apocalittico. Il film di Ridley Scott, arrivato nelle sale italiane il 26 agosto 2026, consente però di correggere una ricostruzione rimasta spesso incompleta. Polcenigo è davvero tra i luoghi coinvolti, ma il principale nucleo friulano delle riprese è stato allestito a Bordano e nel vicino territorio di Trasaghis, in provincia di Udine; un secondo asse ha interessato Polcenigo e il Cansiglio, tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. Il trailer finale di The Dog Stars mostra così un’America devastata che, dietro la finzione, nasce anche da fiumi, boschi e montagne del Nord-Est.

Il punto non è soltanto riconoscere un paesaggio familiare sullo schermo. Nella sinossi ufficiale di 20th Century Studios, Hig è un giovane pilota che vive con il survivalista Bangley in un avamposto isolato, finché una trasmissione radio lo spinge verso l’ignoto. Servivano quindi spazi capaci di sostenere materialmente l’idea di distanza: una pista, un piccolo aereo, un rifugio difendibile, montagne vicine e un orizzonte abbastanza aperto da suggerire una civiltà scomparsa. Il Friuli Venezia Giulia non è stato scelto come semplice sostituto economico degli Stati Uniti, ma perché la sua morfologia permetteva di costruire il mondo del film dentro uno stesso campo visivo.
The Dog Stars in Friuli Venezia Giulia: Bordano diventa Colorado
Le riprese friulane sono iniziate il 29 aprile 2025 e hanno trovato il proprio centro nell’area di atterraggio di Bordano, utilizzata dall’ASD Volo Libero Friuli. Qui la produzione ha ricreato l’Eerie Airport in cui vivono Hig e Bangley, costruendo gli hangar, il fortino e la casa del secondo personaggio in un campo inizialmente privo delle strutture necessarie. Secondo la scheda delle location pubblicata da Italy for Movies, anche vegetazione ed elementi scenografici furono aggiunti per consentire alla troupe di riprendere l’insediamento da più direzioni, senza limitarsi a facciate destinate a una sola inquadratura. Bordano, più di Polcenigo, è dunque il cuore dell’avamposto post-apocalittico del film.

La scelta è maturata dopo sopralluoghi iniziati nell’autunno 2024. In un primo momento erano stati valutati i Magredi del Cellina, ma Bordano offriva una combinazione più funzionale tra il greto del Tagliamento, il lago, la piana e le pareti montuose ravvicinate. È proprio questa compressione geografica a produrre sullo schermo un effetto particolare: l’aeroporto appare remoto e aperto, mentre i rilievi chiudono l’orizzonte e rendono credibile l’idea di un rifugio separato dal resto del mondo. Il Tagliamento può assumere l’aspetto di un Colorado prosciugato dalla catastrofe; il paesaggio friulano, riconoscibile per chi lo conosce, perde invece i propri riferimenti espliciti e diventa una frontiera americana immaginaria.
Polcenigo e il Cansiglio: la seconda geografia friulana
Il ricordo di Polcenigo è quindi corretto. La lavorazione ha coinvolto il comune pordenonese insieme al bosco del Cansiglio, a Vallorch, ai villaggi cimbri, alla zona delle Rotte e alla Genzianella. Questa parte del set è associata nel film a una comunità stabilitasi tra boschi e radure, un ambiente diverso dall’avamposto aeroportuale di Bordano ma altrettanto necessario alla progressione del viaggio. Il Cansiglio, però, è un altopiano che attraversa il confine amministrativo tra Friuli Venezia Giulia e Veneto: parlare genericamente di “riprese a Polcenigo” restituisce soltanto una parte della mappa produttiva e rischia di attribuire al solo territorio pordenonese scene realizzate in un’area più ampia.

Polcenigo ebbe anche una funzione logistica concreta. Nei giorni precedenti alla lavorazione in Cansiglio, la stampa locale documentò oltre 140 posti letto prenotati nell’albergo diffuso tra il 12 e il 19 maggio 2025, con il paese trasformato in una base di accoglienza per la troupe. Questo dato va distinto dalle ipotesi circolate allora su possibili riprese al Gorgazzo, alla Santissima o al castello: quelle proposte esprimevano le aspettative locali, mentre le fonti successive confermano con maggiore precisione Polcenigo, il bosco e le località del Cansiglio. La differenza è importante, perché un approfondimento sulle location deve separare i luoghi effettivamente attestati dai desideri nati intorno all’arrivo di una produzione hollywoodiana.
Quando la scenografia completa il paesaggio
La tappa friulana appartiene a una lavorazione italiana durata complessivamente nove settimane tra aprile e giugno 2025, distribuita anche tra Veneto, Abruzzo, Roma e il Circeo. Vi hanno partecipato più di 400 professionisti italiani e oltre cento lavoratori stranieri. Nel caso di Bordano, la dimensione industriale emerge dalla scelta di costruire fisicamente hangar, abitazioni e strutture operative invece di affidare l’intero ambiente alla postproduzione. La natura forniva la scala, la luce e la profondità; la scenografia interveniva per trasformare quel territorio in uno spazio abitato dopo la fine della civiltà. È in questa saldatura tra luogo reale e costruzione che il Friuli Venezia Giulia diventa parte della regia, non uno sfondo intercambiabile.

Il metodo è coerente con un cinema che ricerca ambienti realmente attraversabili dalla macchina da presa e dagli attori. Le montagne non servono soltanto a rendere l’immagine spettacolare: delimitano il perimetro emotivo dei personaggi. Il greto suggerisce abbandono, la pista mantiene aperta la possibilità del viaggio e i boschi del Cansiglio introducono un isolamento diverso, più comunitario ma non meno fragile. Anche chi non conosce le location percepisce la consistenza fisica dell’ambiente. Per chi vive nella regione, riconoscere il Tagliamento o le Prealpi aggiunge un secondo livello di lettura e mostra come il cinema possa riscrivere un paesaggio senza cancellarne la materia.
L’effetto economico e il limite della visibilità
La lavorazione di The Dog Stars in Friuli Venezia Giulia ha lasciato una ricaduta misurabile. I dati pubblicati dalla Regione Friuli Venezia Giulia indicano quasi 3,4 milioni di euro di spesa diretta sul territorio e un indotto stimato in 6,1 milioni. Le rilevazioni diffuse in occasione dell’uscita parlano inoltre di oltre cento comparse e più di cento maestranze locali coinvolte nella fase di Bordano. Pernottamenti, ristorazione, trasporti, forniture, professionalità tecniche e il coordinamento della FVG Film Commission–PromoTurismoFVG mostrano perché una grande produzione non incida soltanto durante i giorni di ciak: contribuisce a consolidare una filiera che può rendere la regione più competitiva per i progetti successivi.

Resta una contraddizione utile da considerare. Nel film il Friuli Venezia Giulia funziona proprio perché non deve apparire come tale. Bordano diventa Colorado, mentre il Cansiglio perde i propri confini dentro un’America immaginaria. La visibilità turistica non nasce quindi dalla sola presenza nei titoli di coda, ma richiede mappe delle location, materiali d’archivio e percorsi rispettosi degli spazi. La risposta alla domanda iniziale è doppia: The Dog Stars – Le stelle dopo la fine è passato anche da Polcenigo, ma il suo principale laboratorio friulano è stato Bordano. Qui paesaggio, scenografia e lavoro locale hanno costruito insieme il Colorado di Ridley Scott.

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