Stranger Things – Storie dal 1985, la recensione dello spin-off

Stranger Things: Storie Dal 1985 è il primo spin‑off animato della serie. Nel panorama attuale dell’intrattenimento, ogni proprietà di successo viene inevitabilmente trasformata in un franchise. È una regola non scritta, ma ormai scolpita nella logica del mercato. Così, mentre Amazon battezza ufficialmente l’universo narrativo di The Boys, arriva subito la risposta di Netflix che lancia un prequel ambientato tra la seconda e la terza stagione, pensato per colmare un vuoto narrativo che, a conti fatti, non aveva alcun bisogno di essere colmato.

La domanda sorge spontanea: serviva davvero una serie così diretta, così incastrata in un punto della timeline dove non può succedere nulla di realmente significativo? La risposta, purtroppo, è no. E Storie Dal 1985 non fa altro che confermare questa sensazione.

storie dal 1985

Ambientata nel gennaio 1985, la serie riporta gli spettatori ad Hawkins, mentre la cittadina si prepara all’apertura dello Starcourt Mall. I protagonisti affrontano una nuova minaccia legata al Sottosopra, ma il problema è evidente fin dall’inizio: essendo un prequel, nessuno di loro può correre un rischio reale. La plot armour è totale, soffocante, e la serie non prova nemmeno a giocare con questa consapevolezza. Anzi, tenta di costruire tensione su situazioni che sappiamo già essere prive di conseguenze.

Il risultato è un racconto che non può aggiungere nulla alla mitologia della serie madre, già fin troppo spiegata e stratificata. Stranger Things ha passato anni a giustificare ogni dettaglio, ogni evento, ogni fenomeno del Sottosopra. Inserire nuove storie nel mezzo della timeline significa muoversi in un limbo narrativo sterile, dove tutto è già scritto e nulla può sorprendere davvero.

Eppure, non tutto è da buttare. Lo stile animato è piacevole, con creature ben disegnate e ambientazioni evocative. Alcuni momenti intimi tra i personaggi funzionano, soprattutto le interazioni tra Lucas e Max o tra Dustin e Steve, ancora una volta la coppia più brillante dell’universo di Hawkins. Ma sono lampi isolati in un mare di ripetizioni.

Il vero problema di Storie Dal 1985 è la sua struttura narrativa, pigra e prevedibile. Ogni episodio segue lo stesso schema: un mostro appare alla fine, un inseguimento apre il capitolo successivo, Undici arriva e risolve tutto con i suoi poteri. Nessuna variazione, nessuna sorpresa, nessuna creatività. È un loop che diventa rapidamente estenuante.

La serie tenta qualche colpo di scena, ma si tratta di twist superficiali, pretesti per giustificare nuove mini‑avventure che non hanno peso né conseguenze. A ciò si aggiungono episodi riempitivi, personaggi privi di arco emotivo e una totale assenza di pathos. Anche quando prova a essere più ambiziosa, la serie si scontra con i limiti del suo stesso formato.

C’è poi un altro problema: la modellazione dei volti. Nel tentativo di replicare le fattezze degli attori originali, l’animazione scivola spesso nella caricatura involontaria, generando un effetto straniante che distoglie dall’immersione.

Eppure, se considerata come racconto non canonico, come semplice divertissement animato, Storie Dal 1985 funziona un po’ meglio. Non aggiunge nulla all’universo di Stranger Things, ma può intrattenere chi desidera rivedere i personaggi in una veste diversa. Se invece la si prende come parte integrante della continuity, allora no: non fila, non regge, non convince.

Storie dal 1985 è uno spin-off che spreca le sue storie

Stranger Things – Storie Dal 1985 è uno spin‑off che non osa, non sorprende e non aggiunge nulla. Un’occasione mancata che vive di ripetizioni e pigrizia creativa, salvata solo da qualche momento isolato e da un’animazione piacevole. Seguici sul nostro canale Instagram

Recensione – Pro & Contro

Voto ★★★☆☆

PRO

  • Stile animato piacevole, con creature creative e ambientazioni evocative.
  • Buona chimica tra i personaggi, soprattutto Dustin e Steve.
  • Ritmo narrativo scorrevole, nonostante la ripetitività.

CONTRO

  • Schema narrativo identico in ogni episodio, rapidamente noioso.
  • Assenza totale di rischio o pathos, tipica dei prequel mal progettati.
  • Personaggi senza evoluzione, con momenti emotivi troppo rari.