Attenzione: l’articolo contiene spoiler sul finale di La Fine di Oak Street. La soluzione scelta da David Robert Mitchell è più lineare di quanto suggerisca il caos preistorico: le sfere luminose che invadono il quartiere sono wormhole, passaggi capaci di collegare punti diversi dello spazio e del tempo. È questa teoria dei wormhole a spiegare sia l’arrivo di elementi provenienti da milioni di anni fa sia il trasferimento di un tratto di circa 3,2 chilometri del quartiere in un’epoca remota. La nuova chiave di lettura completa la nostra recensione e spiegazione del finale, concentrandosi sul fondamento scientifico utilizzato dal film.

A riconoscere il fenomeno è Audrey Platt, interpretata da Maisy Stella. La ragazza sogna di frequentare la Cornell University e vorrebbe studiare con Carl Sagan; quando osserva le anomalie, paragona il wormhole al foro scavato in una mela, con un’entrata e un’uscita che accorciano la distanza fra due punti. Il film estende questa immagine anche al tempo: la famiglia può così cercare una via di ritorno, mentre il pubblico riceve una spiegazione immediata senza una lunga esposizione. La scheda ufficiale italiana del film conferma che La Fine di Oak Street è arrivato nelle sale il 12 agosto 2026, con Anne Hathaway, Ewan McGregor, Maisy Stella e Christian Convery nel cast.
Quanto è reale la teoria dei wormhole di La Fine di Oak Street?
La teoria dei wormhole ha un punto di partenza reale nella fisica teorica. Come ricorda la ricostruzione dell’American Physical Society, nel 1935 Albert Einstein e Nathan Rosen descrissero un ponte matematico tra due regioni dello spaziotempo, oggi associato al concetto di ponte di Einstein-Rosen. Il limite è decisivo: nella forma originaria questa struttura non sarebbe attraversabile, perché si aprirebbe e richiuderebbe troppo rapidamente persino per un fotone. Ipotesi successive hanno immaginato forme di energia esotica capaci di mantenerla aperta, ma non sappiamo se una configurazione simile possa esistere fisicamente. Il film parte quindi da una possibilità matematica e ne trasforma i problemi irrisolti in libertà narrativa.

Anche il richiamo a Carl Sagan ha un fondamento, ma La Fine di Oak Street utilizza liberamente una connessione divenuta celebre soprattutto con Contact. Un approfondimento del Caltech ricorda che Sagan chiese al fisico Kip Thorne un mezzo credibile per il viaggio interstellare nel romanzo; Thorne propose proprio i wormhole, descritti come scorciatoie tra luoghi lontani. Il viaggio nel tempo richiede però un passaggio teorico ulteriore: un wormhole non conduce automaticamente nel passato, non ne è mai stato osservato uno e non esiste un metodo noto per crearlo o mantenerlo stabile. Il film sceglie così di rendere questa associazione disponibile ad Audrey già nel 1982, senza soffermarsi sulla cronologia della divulgazione.

Nel finale, la teoria dei wormhole diventa soprattutto uno strumento narrativo. Dopo la morte di Greg Platt, morso alla gamba da un allosauro, Denise, Audrey e Brian attraversano uno dei portali e riemergono nel presente pochi minuti prima dell’apertura originaria. Questo anticipo permette loro di cambiare gli eventi e salvare Greg. Due anni più tardi, il governo ha catturato o eliminato i dinosauri arrivati nel presente, i Platt hanno aiutato diversi vicini e Denise ha trasformato l’esperienza in un libro intitolato The End of Oak Street. Audrey, infine, frequenta Cornell e studia con Sagan. Non è presente una scena dopo i titoli di coda: il film chiude la vicenda senza un’ulteriore sequenza che anticipi altre avventure.
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